12 gennaio 2016 | 18:30

Il direttore di Rai1 Leone: mai autorizzato l’anticipo del countdown di Capodanno. Il consigliere Diaconale: la difesa di Azzalini? Non giustifica ma aggrava il suo comportamento

“Mai e poi mai una decisione così irrazionale e irrispettosa verso il pubblico, come intervenire sul countdown di Capodanno, è stata anticipata o condivisa con il vertice delle rete, né ora né in passato”. Giancarlo Leone, a margine della conferenza stampa di presentazione di Sanremo, stando a quanto si legge sull’agenzia Ansa, risponde così dopo l’articolo di oggi di Repubblica con le controdeduzioni di Antonio Azzalini sulla scelta di ‘anticipare’ l’arrivo del 2016 nella trasmissione Rai ‘L’anno che verrà’ del 31 dicembre.

Secondo quanto si legge sul quotidiano il capostruttura, al quale è stato contestato in via disciplinare il countdown anticipato di 40 secondi nella serata, si sarebbe difeso parlando di “prassi” e avrebbe citato anche Leone, spiegando di non avere motivi per credere che non condividesse la decisione di ‘bruciare’ l’arrivo di Capodanno.

Giancarlo Leone

Giancarlo Leone (foto Olycom)

“L’autorizzazione non è stata chiesta né data oggi come negli anni scorsi” ha detto Leone. “Non c’era alcuna prassi né è mai stata presa in considerazione un’ipotesi del genere”. In sintesi, “la Rai non ha coperto né supportato simili iniziative”.

“Se risultassero vere le anticipazioni pubblicate non posso che ribadire che la Rai, azienda seria e responsabile, non possa intanto fare altro che scusarsi”. “Non esistono zone grigie sul tema – ha scandito Leone – e l’autorizzazione non è stata chiesta né data oggi come negli anni scorsi. Non esisteva alcuna prassi occulta, in base al silenzio assenso, verso l’anticipo del countdown. Nei precedenti Capodanni che ho seguito come direttore di Rai1, nel 2013 con Conti e nel 2014 con Insinna, non si sono mai verificati anticipi dell’orario di mezzanotte: non esisteva alcuna prassi – ha ribadito – né è mai stata presa in considerazione un’ipotesi del genere. Credere che un atto possa essere condiviso da altri è una formula ambigua e fuorviante, nel nostro lavoro la responsabilità è tutto e si fonda sul sapere e sul fare, non sulle illazioni. La Rai – ha concluso – non ha coperto né supportato simili iniziative”.

Sul tema si è anche espresso il consigliere Rai Arturo Diaconale definendo la difesa di Azzalini  “quasi scontata, che non giustifica ma aggrava il suo comportamento”. “Se c’era una prassi in questo senso, significa che ci sono responsabilità precise”, ha detto Diaconale all’Ansa. “Cosa vuol dire? Che abbiamo l’orario Greenwich e quello della Rai? Ho subito detto che per me si trattava di un incidente da non enfatizzare e non doveva essere un pretesto per cambiamenti che devono essere motivati solo dai progetti. L’incidente va comunque risolto. Sono contrario alle linee di rigore ottuso, però ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Non si può dare per scontato che gli altri fossero d’accordo, come sostiene Azzalini. Non critico e non contesto nessuno, ma credo che nel lavoro ognuno si debba assumere le proprie responsabilità”. Secondo il consigliere è possibile che, pur non essendo all’ordine del giorno, dell’argomento si discuta nel cda di domani.”.

Non sono mancati poi anche i commenti dalla politica. “Se fosse confermato quanto sostenuto dal dirigente di Raiuno Azzalini, ovvero che l’anticipo delle trasmissioni Rai e in particolare dei telegiornali sarebbe una prassi consolidata condivisa anche dai vertici della rete, saremmo di fronte ad una distorsione molto grave. L’azienda chiarisca subito, fornendo i tabulati orari dei notiziari”, ha dichiarato Michele Anzaldi, deputato Pd e segretario della commissione di Vigilanza Rai, annunciando, secondo quanto riporta Ansa, la presentazione di un’interrogazione parlamentare alla Rai. “E’ opportuno che la Rai chiarisca se davvero esiste la pratica dell’anticipazione come meccanismo aziendale perché ci troveremmo di fronte alla conferma dei rilievi mossi dall’Osservatore Romano, un’azienda fuori controllo che insegue lo share a tutti i costi anche tradendo quello che dovrebbe essere il mandato del contratto di servizio. Anticipare l’orario del tg della sera di 4-5 minuti per contendere qualche spettatore alla concorrenza siamo sicuri che rientri nel dna del servizio pubblico?”.