14 gennaio 2016 | 18:35

Ezio Mauro e la lezione di giornalismo di Repubblica: con la nascita del quotidiano niente è stato più come prima. Ha cambiato il Paese e il modo di fare informazione ed ha creato un rapporto unico con i lettori (VIDEO)

I primi quaranta anni di Repubblica nelle parole del direttore Ezio Mauro durante la sua ultima riunione di redazione, tenuta questa mattina.

<< Sfogliando il primo numero di Repubblica si ricavano alcune lezioni che riguardano la nostra vita, il nostro giornale e naturalmente anche il nostro Paese e la nostra società. L’intuizione fondamentale del genio giornalistico di Eugenio Scalfari è stata scommettere sulla possibilità di un cambiamento di questo Paese. Pensiamo all’epoca in cui è nato, nel gennaio ’76, gli anni peggiori della nostra vita, quella che io chiamo ‘la guerra della mia generazione’ che ha vissuto il più lungo dopoguerra di pace della modernità ma che si è confrontata col terrorismo e con la sua sconfitta. Quella di Repubblica era una sfida in difesa della democrazia, la stessa che portiamo avanti anche adesso. Allora Repubblica scommetteva sul cambiamento che sarebbe  dovuto passare su due direttrici: la modernizzazione (vive di vizi antichi tipici della prima Repubblica che ci sembravano il peggio ma non lo erano), e puntare sull’Europa.

Ezio Mauro

Ezio Mauro

La sfida al cambiamento Scalfari lo attua cambiando anzitutto noi stessi e il giornalismo. Sappiamo che nei giornali bisogna assolutamente evitare di ricorrere ai luoghi comuni, ma in questo caso possiamo certamente dire che con la nascita di Repubblica niente è stato più come prima. Pensiamo al formato che oggi hanno adottato tutti. Nel 1976 fu come una bomba, una rivoluzione. L’abolizione della terza pagina che sembrava una bestemmia, ci voleva coraggio ad interrompere quella sacralità, ma era necessario trovare lo spazio per far esplodere la notizia più importante del giorno. E poi dare alla cultura le due pagine centrali del giornale che oggi hanno adottato tutti. E ancora altre intuizione come la pagina dei commenti con le lettere dei lettori, la grande inchiesta e le grandi firme come Giorgio Bocca. Leggetevi i pezzi di Bocca che è il giornalista che meglio resiste al passaggio del tempo. Infine, la soggettività: questo è un giornale che è insieme un miracolo, un ossimoro e un’impresa comune dove il giornale conta più di tutte le individualità pur essendo un insieme di soggettività fortissime, di firme, autoriale.

Repubblica è espressione anche di una libertà di cui dobbiamo ringraziare il nostro editore e naturalmente i lettori con cui abbiamo un rapporto unico. Lettori che non si sentono clienti ma padroni del giornale. Che si sentono, come scriverò nell’articolo di saluto di domani, soci d’opera di questo giornale. >>

 

 

14.1.2016 – Ezio Mauro ed Eugenio Scalfari consegnano al presidente della Repubblica Mattarella la prima copia di “Repubblica”