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14 gennaio 2016 | 18:13

Gli investitori pubblicitari preferiscono i siti che fanno scelte di qualità, dice Maggioni (Upa): il web non è in crisi e a fine 2015 la raccolta farà segnare un +9%

Continua la crescita della raccolta pubblicitaria sul web che a fine 2015, se i dati saranno confermati, registrerà un +9% posizionandosi intorno al 25% degli investimenti, calcolando anche la modalità search nei motori di ricerca. Luci ma anche ombre per gli inserzionisti che devono destreggiarsi nella coda lunghissima del web, come spiega all’Adnkronos il direttore generale dell’Upa (Utenti Pubblicità Associati), Giovanna Maggioni, parafrasando la teoria di Chris Anderson. Il faro in questo caso è sulla qualità delle scelte dei siti online, “ma non parleri certo di crisi”, ha detto.

Giovanna Maggioni

Giovanna Maggioni

“Sicuramente”, premette Maggioni, “la pubblicità online è una forma di comunicazione molto mirata, in cui è possibile effettuare una selezione precisa sugli interessi del pubblico più ancora che sui target; in questo senso si affianca perfettamente a tutte le forme di pubblicità tradizionale ed è questo uno dei motivi della crescita che negli ultimi anni è stata accelerata”, spiega ricordando che non tutta la pubblicità online è uguale visto che sono vari i modi di utilizzo tra display (in genere utilizza i banner oppure i pop up) e search abbinata ai motori di ricerca.

Per non parlare dei video quasi sempre realizzati specificatamente per il web e che, prosegue Maggioni, “oggi forse sono utilizzati in maniera un po’ eccessiva”, osserva il direttore generale dell’associazione che riunisce gli investitori pubblicitari.

A quest’ultimo riguardo, secondo Maggioni, “il problema non è tanto la quantità di video in sè, ma l’affollamento complessivo che si può determinare anche perchè sul web, contrariamente agli altri mezzi come la tv, non ci sono tetti alla pubblicità”, ricorda Maggioni.

L’assenza di limiti, orari o settimanali, e il conseguente affollamento pubblicitario può risultare fastidioso per l’utente, ha spiegato Maggioni, ma non è produttivo neanche per l’inserzionista che trova difficoltà a pianificare la sua pubblicità. In primo luogo perché alcuni browser prevedono l’estensione Adblock, che permette di impedire che siano visualizzati alcuni elementi della pagina, come appunto le pubblicità.

Inoltre l’eccessiva presenza di pubblicità rende di fatto complicato per l’inserzionista ‘controllare’ dove va a finire o perfino l’efficacia dell’advertising. “Bisogna tenere presente che su internet le testate arrivano a un numero sproporzionato”, ha sottolineato Maggioni, tanto che la coda del web più che lunga “è lunghissima” (come a dire una molteplicità di siti con un unico lettore, riferisce l’Adnkronos).

Per queste motivazioni, in poche parole per impedire che la loro pubblicità finisca all’interno di un magma dai contenuti incerti, “le aziende oggi si tutelano e tendono a programmare le proprie inserzioni sui siti che fanno scelte di qualità”.

“Oggi molti siti editoriali”, conclude Maggioni, “lavorano in questo modo e le aziende li preferiscono a chi punta sulla quantità, sui siti dove finisce un po’ di tutto”.

In generale “c’è ancora da fare sul web ma non parlerei certo di crisi; il mezzo è più tranquillo rispetto a qualche anno fa quando si investiva con minore attenzione, oggi la situazione è migliorata”.