14 gennaio 2016 | 16:38

Tim Cook a difesa della privacy: no alla ‘backdoor’ per scardinare i cellulari dando accesso ai dati personali degli utenti

Apple prende una posizione netta in favore della privacy e della segretezza dei dati degli utenti sugli smartphone, un tema diventato sensibile dopo il Datagate e le rivelazioni di Edward Snowden. Il ceo Tim Cook, in un incontro tra la Casa Bianca e i big della Silicon Valley, si è detto contrario alle ‘backdoor’, cioè quei sistemi che riescono a ‘scardinare’ un cellulare e a leggere i dati di chi lo possiede. Secondo il sito The Intercept, ripreso dall’agenzia Ansa, Tim Cook avrebbe chiesto al governo di dire esplicitamente ‘no’ a questa pratica.

Tim Cook, Ceo di Apple

Tim Cook, Ceo di Apple (foto Olycom)

Al summit, convocato dai rappresentanti della Casa Bianca a San Josè per capire come fronteggiare il terrorismo online, erano presenti anche rappresentanti di Facebook, Twitter, Google, Microsoft, LinkedIn. Secondo il ceo di Apple, la presenza nei dispositivi di meccanismi che bypassano le protezioni potrebbe finire in mani sbagliate. Una posizione che in sostanza  significherebbe rigettare le ripetute richieste del capo dell’Fbi, James Comey, che chiede alle aziende tecnologiche di integrare una sorta di porta di servizio nei sistemi di cifratura che altrimenti sarebbero invalicabili.

Cupertino già dal precedente sistema operativo iOS 8, lanciato a settembre 2014, ha scelto un sistema di crittografia per le comunicazioni che non è accessibile nemmeno dalla stessa Apple, anche su mandato delle autorità. Intanto, conclude Anasa, nello Stato di New York è allo studio un disegno di legge che obbligherebbe i produttori di smartphone a integrare meccanismi che consentano alle forze dell’ordine di bypassare le funzioni di cifratura dei cellulari.