15 gennaio 2016 | 11:46

RaiExpo continua a esistere a più di due mesi dalla fine dell’evento. Undici milioni di euro già spesi non sono bastati e la Rai spreca ancora, denuncia ‘Il Fatto’

Cinquant’otto dipendenti tra interni ed esterni, più di 11 milioni di euro versati a Expo per la produzione di alcune ‘pillole’ e un documentario sull’agroalimentare tradotto anche in cinese, costato 500mila euro.

Questi alcuni numeri che pubblica oggi ‘Il Fatto Quotidiano’ per raccontare quello che ritiene un nuovo esempio di sprechi dal servizio pubblico, e cioè RaiExpo, la struttura editoriale creata in occasione dell’Esposizione Nazionale  di Milano. A 76 giorni dalla fine della manifestazion, la struttura è ancora in piedi e, stando a quanto scrive il quotidiano, forse “soltanto a febbraio sarà dismessa”, quando, in base alle decisioni prese da Campo Dall’Orto, gli ultimi lavoratori di Roma confluiranno in Rai Digital, guidata da Gian Paolo Tagliavia.

Facendo un passo indietro, vengono ricostruisce le tappe della nascita di RaiExpo. ” L’ex direttore generale Luigi Gubitosi l’ha plasmata nel dicembre del 2013 – un anno e mezzo di anticipo – con l’assegno iniziale di 5 milioni staccato dal commissario Beppe Sala. Gubitosi aveva previsto un meticoloso rodaggio per una squadra di 58 dipendenti esterni e interni, dirigenti, giornalisti, montatori, registi, autori. E aveva nominato un capo, perché un capo non manca mai: Caterina Stagno, figlia del leggendario Tito”.
La sede scelta? Roma, e non Milano, teatro dell’evento, una decisione che fa pensare al giornalista “che non fosse un progetto assemblato con precisione”. “Quando la Rai aveva comunicato la sede principale di RaiExpo: non Milano, ma Roma. L’azienda aveva preso in affitto un appartamento su due piani, poi ristrutturato, in via Ildebrando Goiran, vicino ai palazzi enormi e fatiscenti di via Teulada. Affitto di un anno, due, tre? No, fino al 2017″.

“Gubitosi ha investito su RaiExpo le residue speranze di restare in Viale Mazzini”, conclude prima di segnalare quello che ‘Il Fatto’considera il “peccato originale” che sconta la struttura: “Alla metà del 2013, durante le turbolenze politiche per la condanna di Silvio Berlusconi e con il governo di Enrico Letta molto precario, il commissario Sala pretese da Viale Mazzini un po’ di pubblicità per un evento che in Italia era famoso per i ritardi dei cantieri e per le mazzette dei soliti. In teoria, la Rai poteva guadagnare un po ‘ di milioni e un po’ di prestigio. In pratica, la Rai ha scelto di perdere tutto”