15 gennaio 2016 | 12:06

Arturo Diaconale e Giancarlo Mazzuca, consiglieri Rai in pensione, reclamano il loro stipendio. Secondo ‘Repubblica’ pronto il ricorso al Tar

Arturo Diaconale e Giancarlo Mazzuca, giornalisti professionisti in pensione e consiglieri Rai da agosto 2015, siedono in un consiglio di amministrazione dove i più giovani sono retribuiti mentre loro no. Proprio per questo motivo, si legge su Repubblica.it, presenteranno un ricorso al Tar del Lazio “contro il ministero dell’Economia, che li costringe a lavorare gratuitamente”.

Giancarlo Mazzuca, direttore del Giorno (foto Olycom)

Giancarlo Mazzuca (foto Olycom)

Il 5 novembre, spiega il quotidiano “il ministero ha confermato al presidente Maggioni che i consiglieri della tv di Stato, se pensionati, rientravano nel perimetro di azione della legge 114 del 2014. Dunque potevano sedere nel cda, certo, e per tutti e tre anni del mandato, ma solo a titolo gratuito. Come qualsiasi altra persona che riceve un incarico dirigenziale o direttivo nella pubblica amministrazione quando è già in pensione”.

L’avvocato Federico Tedeschini, che assiste Diaconale e Mazzuca, punta su questo elemento: “la Rai non è parte della pubblica amministrazione”. “L’emittente fa capo a una società per azioni che risponde a regole e logiche privatistiche. Dunque tutti i suoi consiglieri devono essere compensati in modo uguale, inclusi i pensionati”. In più, continua il quotidiano, il loro ruolo “sarebbe di tipo gestionale mentre la gratuità riguarda soltanto i ruoli ‘dirigenziali e direttivi’”.

Al momento i due consiglieri della Rai ricevono uno stipendio di 66 mila euro lordi l’anno. “Niente impedisce a Diaconale e Mazzuca di dimettersi – può obiettare qualcuno – se arrabbiati per la gratuità del lavoro. Ma le dimissioni, sostiene il ricorso, priverebbero il cda di figure esperte che rappresentano una risorsa per l’azienda. La stessa televisione di Stato, nel suo codice di autodisciplina, si impegna a garantire sempre un compenso proporzionato per legare a sé professionisti collaudati”.

La richiesta dunque, conclude Repubblica, sarebbe di sospendere tutti gli atti ministeriali che “costringono Diaconale e Mazzuca a lavorare senza compenso”; e che sia dichiarata “nel merito” la illegittimità della linea del ministero”.