15 gennaio 2016 | 17:35

Security specialist, enterprise architect e business analyst sono le figure più richieste dalle aziende Ict. E la selezione avviene attraverso network personale-professionale

Security specialist, enterprise architect e business analyst. Sono i profili più ricercati nelle aziende Ict, secondo la seconda edizione dell’Osservatorio delle competenze digitali, condotto dalle associazioni Aica, Assinform, Assintel e Assinter Italia e promosso dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e realizzato da NetConsultingcube.

Nelle aziende utenti e nella pubblica amministrazione, invece, le figure più richieste sono il chief information officer, il security manager, il database administrator, il digital media specialist, l’enterprise architect, il business information manager, l’Ict consultant e il business analyst.

Secondo l’Osservatorio delle competenze digitali aziende e p.a. sono ormai altamente consapevoli (80-90% dei rispondenti) dell’impatto della ‘digital transformation’ e della necessità di adeguare le competenze digitali alla luce dei nuovi trend (mobile, digitalizzazione di flussi e processi, business analytics, iot, cloud computing, evoluzioni Web, pagamenti elettronici).

Tuttavia, il livello di copertura delle competenze varia dal 73% delle aziende Ict al 67% delle società in house delle regioni e province autonome al 48% delle aziende utenti, per poi scendere al 41% nella p.a. centrale e al 37% nella p.a. locale.

E le retribuzioni nel settore Ict, specchio dell’andamento del mercato, sono più basse rispetto alla media generale, soprattutto per i livelli decisionali (dirigenti -1,2%, quadri -2,9%), mentre se la cavano meglio gli impiegati (+3,6%).

Nel 2014 c’è stato qualche segnale di miglioramento: la retribuzione media nel 64% dei casi è stata superiore all’1%; nel 24% un calo tra l’1% e il 5%; nel 12% dei casi nessuna variazione sensibile.

I canali di reclutamento prevalenti, rende noto l’Osservatorio, sono: per le aziende Ict il network personale-professionale (70% circa delle aziende interpellate), mentre per le aziende utenti sono le società di ricerca e selezione (più del 50% delle aziende utenti) e nella p.a. si ricorre soprattutto al concorso pubblico (100% della p.a. centrale e oltre l’80% della p.a. locale).

La crescita delle competenze interne è basata soprattutto sul training on the job (oltre il 90% degli enti centrali, 75% di quelli locali, 80% delle aziende utenti, 87% delle aziende Ict).

Fanno eccezione le società Ict in house di regioni e province autonome, che più di tutte ricorrono a corsi di formazione, ma ciò non corregge il fatto che in generale le giornate dedicate alla formazione sono pochissime: la media è di 6,2 giornate annue pro-capite nelle aziende Ict, 4 nella p.a., 3 nelle aziende utenti.

Le lauree più accreditate sono informatica o scienza dell’informazione, unitamente ad altri indirizzi di ingegneria. Mentre c’è attesa di misurare i primi effetti di una riforma della scuola che dovrebbe favorire il riallineamento tra formazione e domanda di competenze e di un Job Act che sembra valorizzare le peculiarità dei mestieri più innovativi, il sistema imprenditoriale muove passi importanti per favorire questo processo.

Infine, in tema di osmosi scuola-lavoro, lo studio rileva che il 60% delle aziende e degli enti ha rapporti continuativi con il mondo accademico, finalizzati prevalentemente ad assorbire risorse già formate per attività di stage, nonché di supporto a tesi di laurea sperimentali. Mentre i rapporti con gli istituti tecnici e di istruzione secondaria sono scarsi: solo il 27,3% delle aziende ict e il 22% di aziende utenti ed enti pubblici li dichiarano.