19 gennaio 2016 | 10:21

Colloquio fra Renzi, Padoan e Cassa Depositi e Prestiti per discutere sul futuro di Telecom Italia

Il processo di consolidamento di Tim è già cominciato, anche se resta da capire quale sarà il suo futuro. Proprio questo tema, secondo quanto si legge su ‘Repubblica’, sarebbe stato centrale nel colloquio che si è tenuto ieri a Palazzo Chigi tra Matteo Renzi, Pier Carlo Padoan, Claudio Costamagna e Fabio Gallia (presidente ed amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti).

Claudio Costamagna, presidente Cdp (foto Olycom)

Difficile carpire i termini della discussione, ma al centro del dibattito di questi giorni c’è sicuramente il grande attivismo di Orange, il gruppo di tlc d’Oltralpe controllato dallo stato francese con una quota pari al 23%. Orange si sta velocemente avvicinando a un matrimonio con Bouygues Telecom, operazione che permetterà di ridurre da 4 a 3 gli operatori di tlc in Francia (…)
E perchè tutto ciò spaventerebbe il governo italiano e i vertici della Cdp? Pochi giorni fa Stephane Richard, ad di
Orange, ha fatto dichiarazioni impegnative: “Orange può diventare a medio termine uno dei campioni europei delle telecomunicazioni e a prendere parte al consolidamento, il che può passare anche da Telecom Italia” precisando che al momento “non discutiamo né con Vincent Bollorè, né con Xavier Niel” quanto al gruppo italiano.

E’ un dato di fatto, poi, che la Vivendi presieduta da Bollorè sta progressivamente stringendo la presa del controllo su Tim. Con l’assemblea del 15 dicembre scorso il gruppo guidato da Arnaud de Puyfontaine ha infatti ottenuto due risultati importanti: entrare in forze nel cda della società italiana (con quattro suoi esponenti) e stoppare l’operazione di conversione delle azioni di risparmio che avrebbe diluito Vivendi dal 20 al 14%.

Poi, nei giorni appena successivi all’assemblea, Vivendi è tornata ad acquistare titoli Tim sul mercato arrotondando la propria partecipazione al 21,39%, a un passo dalla soglia Opa del 25%. Tuttavia è vero anche che in un incontro a Palazzo Chigi dell’agosto scorso Bollorè aveva assicurato a Renzi e al suo consigliere Andrea Guerra di non avere intenzione di portare Tim in dote a Orange e quindi allo stato francese (…)

Ma la domanda è: ci si può fidare delle parole di Bollorè? A sentire le voci che circolano nell’establishment parigino non tanto. Bollorè è un industriale con fama di raider e se trovasse la combinazione a lui più conveniente non si farebbe scrupolo nell’apportare Tim nella più grande Orange-Bouygues per diventarne azionista importante a fianco dello stato francese e di Martin Bouygues. Anzi, è proprio in base a questo scenario che sarebbe sceso in campo l’altro pretendente transalpino, Niel, fondatore del gruppo di telecomunicazioni Iliad, che a fine ottobre ha acquistato opzioni su azioni Tim che una volta esercitate lo farebbero salire al 15%.

Niel ha poi avuto incontri sia con il premier Renzi sia con Costamagna esponendogli la sua strategia di crescita per Tim e la possibilità di intervenire anche a difesa dell’italianità di quest’ultima. La strategia è quella di crescere facendo acquisizioni in Europa di aziende di tlc di piccole e medie dimensioni, svincolandosi dalla morsa degli incumbent come Orange o Deutsche Telekom. Lo stesso Niel potrebbe apportare dei pezzi a questo collage, dal momento che ha acquisito la Orange Suisse e la società di tlc del principato di Monaco (…)