19 gennaio 2016 | 18:40

Basta gigantismo sulla carta, un giornale deve essere asciutto e svelto. Calabresi presenta il suo piano editoriale per Repubblica

Mario Calabresi ha presentato il suo piano per Repubblica. Dal calo dei lettori alle conseguenze dell’arrivo del digitale che ha sconvolto il mondo dell’editoria occidentale negli ultimi 10 anni, sono tanti i temi che il direttore ha sviscerato dando indicazioni su quelli che sono i suoi propositi per il giornale.

“A partire dal 2007 Repubblica ha registrato un calo di 200 milioni nei ricavi con la carta, che ha perso in diffusione e pubblicità”, ha esordito Calabresi, sottolineando come il dato non può essere controbilanciato dal raddoppio del numero dei lettori sul sito e dal raddoppio dei ricavi da digitale. Elementi negativi che non possono essere messi in relazione solo al cambio tecnologico, ma anche e soprattutto al cambiamento nell’atteggìamento dei lettori verso i giornalisti.

Mario Calabresi

Citando la ricerca Edelman sulla fiducia dei consumatori, Calabresi si è soffermato soprattutto sul dato che vede il 63% delle persone fidarsi di più degli aggregatori di news, mentre la fiducia verso le testate online si attesta di poco sopra al 50%. Sono cambiati i modi con cui si costruiscono le gerarchie delle notizie e adesso la gente si fida di più di qualcosa che gli segnala un amico o un conoscente. Ecco dunque il primo compito dei giornalisti: ricostruire il rapporto di fiducia con i lettori. Per farlo bisogna puntare prima di tutto sulla trasparenza: “Dobbiamo dichiarare le nostre fonti, datare le nostre notizie dai posti in cui siamo realmente”, dice, sottolineando come oggi con i social network sia facile essere sbugiardati, rischiando poi di togliere valore al proprio lavoro perdendo in credibilità. “La trasparenza è per tutti, non solo per i politici”. Se uno vuole essere credibile, deve essere preciso, puntuale e non aver paura di correggersi, dice. Altro elemento chiave è saper usare un linguaggio comprensibile, anche stabilendo dei codici di scrittura che vadano incontro alle nuove esigenze linguistiche. E poi la competenza. Riprendendo un discorso di qualche giorno fa del direttore del Financial Time al Nikkei, che ha definito l’interpretazione dei fatti lo scoop più grande che oggi un giornale possa fare, Calabresi ha spiegato che un giornale oggi deve fare soprattutto questo: spiegare ai lettori la complessità della situazione e dare degli elementi per capire.

“Oltre a denunciare dobbiamo anche dare delle soluzioni”, ha detto richiamandosi al suo primo editoriale. “Vorrei fossimo quel giornale che dice che nel Paese esistono pezzi di bellezza, e realtà che funzionano”.

Per il futuro del giornale per Calabresi la carta avrà ancora un ruolo centra. Cita il successo di ‘Origami’, andato oltre ogni aspettativa, accenna alla possibilità di creare un settimanale culturale. “La carta deve essere asciutta e svelta. E’ finita la stagione del gigantismo”, dice portando come esempio il numero di pagine che in Italia i giornali hanno dedicato alla strage di Charlie Hebdo: “Una media di 18 pagine contro le 4 riservate al tema dai quotidiani inglesi o tedeschi”. “Pensate ai lettori”, ripete scherzando Calabresi ” e allo sforzo di redazione”. “Oggi la battaglia è sul tempo che hanno i lettori. Concentriamoci su cosa è utile, pulendo il rumore di fondo”.

E poi il tema del digitale. Per Calabresi non ha più senso avere divisioni basate sul mezzo di distribuzione. “Noi siamo il giornalismo di Repubblica”, dice ribadendo come oggi sia fondamentale saper usare carta e digitale correttamente per quello che servono. “Repubblica.it oggi è il primo sito di informazione per visualizzazioni”, dice, “ma vorrei diventasse il sito per definizione, capace di dettare i tempi”. E questo per Calabresi significa quindi portare sul sito le notizie in tempo reale, anche guardando alla rete strutturata delle redazioni che il giornale ha in Italia,  e poi da li partire per creare dibattito e scegliere cosa approfondire e spiegare sulla carta.

Tutte scelte che inevitabilmente portano a modificare l’organizzazione del lavoro in redazione. Stando ai dati di traffico, la gran parte dei lettori del sito di Repubblica si collegano nelle prime ore della mattina e, proprio per venire incontro a loro Calabresi parla di una redazione attiva fin dalle 7, con presenti almeno un vicedirettore e un caporedattore. Una prima riunione si dovrebbe svolgere quindi alle 8, con la definizione delle notizie per il sito. Poi la riunione delle 11 per gli approfondimenti da sviluppare per la carta. Secondo Calabresi questa seconda riunione dovrebbe essere aperta direttamente dal vicedirettore, o comunque qualcuno che sappia già cosa stia succedendo. Un confronto e una riflessione su quello che è stato o non è stato fatto è comunque utile, specifica Calabresi, anche per capire cosa è andato o non andato, soprattutto sul digitale. “Abbiamo una nostra identità”, dice, “ma dobbiamo avere il coraggio di sperimentare e chiudere se qualcosa non funziona”.

Guardando alle tendenze che vedono gli utenti sempre più inclini a usare gli smartphone anche per leggere pezzi lunghi, Calabresi parla della creazione di un desk mobile, focalizzato in particolar modo proprio sugli smartphone.

E poi la questione Google News  e Facebook. “Dobbiamo andare a cercare i lettori là dove sono”, ricordando come i giornalisti abbiano visto sempre con una certa diffidenza i due giganti del web soprattutto per questioni di traffico e di pubblicità. “Oggi la situazione è diversa”, dice citando AMP e Instant Articles che, segnalando nomi delle testate o degli autori, conservano tutti gli elementi che servono per fare quello che lui definisce “il tuo giornalismo”. “Sul sito oggi viene chi è abituato a leggere il giornale di carta con le notizie già presentate gerarchicamente. Oggi le gerarchie sono cambiate e sono determinate dalle preferenze delle persone, che segnalano cosa è importante. E allora noi dobbiamo essere capaci di fare molto di più i contenuti e metterli in circolazione”. Cita quindi l’esempio del NewYork Times che, pur avendo 50 milioni di lettori sul proprio sito ha scelto di essere presente su Facebook anche attraverso gli Instant Articles, per raggiungere gli altri 750 milioni di persone che nel mondo leggono le notizie in inglese attraverso sul social. “Io penso sia questa la partita”.

Calabresi non vuole trascurare l’impatto economico di un cambiamento di questo genere: “Un giornale solo avendo i bilanci in regola può essere libero dalle pressioni della pubblicità o delle amministrazioni”, dice. “Oggi il digitale solo in Italia vale 2 miliardi di euro, ma il problema è che il 66% di questi soldi vanno su Facebook e Google, e il restante terzo se lo dividono un sacco di siti e i siti di informazione tradizionali. Lì dunque ci sono spazi di crescita”, aggiunge, “ma solo diventando interlocutori forti di Facebook e Google. E questa potrebbe essere l’ambizione di Repubblica: diventare l’interlocutore forte di Facebook e Google in Italia”. “Serve quindi pazienza e la voglia di fare le cose per bene, allargandoci editorialmente e sperimentando nuovi linguaggi”.

Calabresi dice di aver in mente un giornale meno verticistico, con maggiori spazi e deleghe a vicedirettori e più responsabilità ai singoli settori. Le maggiori responsabilità comportano anche il dovere di fare delle proposte per migliorare il giornale, rendendolo un vero prodotto collettivo: “il direttore può essere un buon cordinatore, ma le notizie devono salire dal territorio dalla responsabilizzazione di ognuno di voi”.

“Non sopporto la sciatteria”, conclude Calabresi, che poi aggiunge: “Sono buono e caro, ma non tollero cordate, le fronde silenziose e chi rema contro”.