19 gennaio 2016 | 18:15

Freccero racconta su Mediaset la nascita della tv commerciale in Italia e gli inizi della sua avventura televisiva: pronto a lasciare ogni carica per tornare a fare il direttore di rete

Carlo Freccero torno a Mediaset. L’occasione è un’intervista con Tatti Sanguinetti nel suo ‘Storie di cinema – Piccolo grande schermo’, che andrà in onda su Iris, in seconda serata, per 4 mercoledì, a partire da domani, 20 gennaio, nella quale il consigliere Rai ha raccontato il valore del cinema nella tv italiana, ma soprattutto la nascita della tv commerciale nel nostro paese.

Oggi ‘La Stampa’ ha ripreso alcuni passaggi dell’intervista in cui il consigliere Rai, eletto con i voti dei 5 Stelle, ha parlato anche del suo rapporto con Silvio Berlusconi. “Cresciuto in Mediaset, passato alla Rai, è stato vittima indiretta dell’«editto bulgaro» che colpì Biagi, Luttazzi, Santoro” e che gli costò il posto da direttore di Rai 2, Freccero, secondo il quotidiano avrebbe glissato sul ruolo politico di Berlusconi, usando però “parole lusinghiere (non senza ironia) per l’imprenditore che vedeva tutto e di tutto si interessava”.

Nella foto da sinistra: Carlo Freccero e Tatti Sanguinetti

“Non sapevo chi fosse, nessuno ancora lo conosceva. Mi fece un’impressione molto buona”, avrebbe detto Freccero raccontando il primo incontro con lui alla fine degli anni ’70 e definendo “il mio biglietto del Superenalotto” la chiamata poco dopo a lavorare in Fininvest. Quello l’inizio di un’avventura in televisone che lui non ritiene ancora conclusa.”Non gli basta stare nelle retrovie del Consiglio d’amministrazione Rai”, scrive il giornale riportando poi una sua battuta molto chiara: “Sono pronto a lasciare ogni carica per tornare a fare il direttore di rete”.

“Erano gli albori di un sistema nuovo”. “Non c’era Auditel, ma Berlusconi aveva una squadra di telefonisti che sondava il pubblico. Si lavorava con orari pazzeschi e tutti i giorni, pressati, «investiti, insultati, plagiati» da Berlusconi che telefonava a ogni ora”. Insomma “un’altra epoca”. “Contro la Rai, era il nuovo che avanzava”, avrebbe concluso. “Programmare oggi è più complicato. Do atto a Pier Silvio che il papà ha avuto vita più facile”