22 gennaio 2016 | 17:49

Con la liberalizzazione rischio aumento dei costi e cannibalismo tra i punti vendita. La posizione di Snag sulla riforma dell’editoria

La liberalizzazione non può essere considerata una risposta alla crisi del sistema editoriale. Questo il senso dell’intervento dello Snag, il Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai, che durante l’audizione informale, svoltasi il 21 gennaio, a Roma, nell’ambito dell’esame della proposta di legge relativa all’Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione del sostegno pubblico all’editoria, ha illustrato lo stato di gravissima crisi in cui si trovano le edicole e gli abusi che subiscono quotidianamente.

Nel suo intervento, l’associazione sindacale ha invece chiesto sia il mantenimento del sistema autorizzatorio e della pianificazione territoriale, che un intervento normativo sulla distribuzione della stampa, osservando come la liberalizzazione non determinerebbe un aumento delle vendite, ma solo un incremento dei costi distributivi, oltre al cannibalismo tra punti vendita.

Armando Abbiati

Armando Abbiati, presidente di Snag-Confcommercio

“Davanti alla Commissione Cultura abbiamo cercato di evidenziare come l’edicola, svolgendo un servizio a vantaggio dei cittadini, sia la porta di accesso fondamentale al diritto d’informazione e che per tale ragione non possa essere equiparata – in termini di contributo alla diffusione della stampa e del pluralismo – a un punto vendita non esclusivo, che offre al pubblico solo un numero ridotto e selezionato di testate. Sarebbe invece necessario intervenire sulla distribuzione, con un provvedimento ad hoc che garantisca a tutti i punti vendita l’accesso alle forniture e scongiuri gli abusi di posizione dominante e di dipendenza economica come quelli che sono in atto oggi” ha spiegato Armando Abbiati, presidente di Snag-Confcommercio.
“All’audizione hanno preso parte anche gli onorevoli Roberto Rampi e Annalisa Pannarale, relatori e firmatari della proposta di legge, da cui abbiamo ricevuto delle ‘aperture’ importanti sul tema del riconoscimento del ruolo dell’edicola nell’ambito del diritto all’informazione e sulla necessità di un ripensamento sulle liberalizzazioni in questo campo. Speriamo che alle dichiarazioni di principio seguano gli interventi normativi che per la nostra categoria sono indispensabili”, ha concluso Abbiati.

Stando a quanto riporta la nota, l’on.le Rampi, nel corso del suo intervento, avrebbe posto l’accento sul ruolo dell’edicola nella filiera dell’informazione, componente essenziale che va capita e ripensata, poiché l’edicolante è una persona che offre un servizio al Paese. Il pluralismo dell’informazione è un fattore di rilevanza pubblica; in questo senso l’informazione non è un prodotto e quindi non va trattata in termini di mercato. Pannarale ha invece invitato la maggioranza a rivalutare il tema delle liberalizzazioni, poiché, accanto al problema della diffusione democratica, che rischia di subire una pesante destabilizzazione, c’è anche un problema di qualità da non trascurare; la rete dei punti di vendita esclusivi garantisce infatti una qualità che non può essere assicurata al di fuori della stessa.

Tra i temi affrontati, anche quello dell’informatizzazione della rete di vendita, considerata una fonte di potenziali vantaggi in termini di efficienza distributiva, sottolineando la necessità di una gestione condivisa tra tutte le componenti della filiera volta all’ottimizzazione delle forniture e che ripartisca adeguatamente i costi, escludendo da questo onere gli edicolanti.
Rientrano nell’ambito delle misure urgenti indicate dal sindacato per contrastare la crisi delle edicole, anche la richiesta di estendere la delega al riordino della disciplina dell’Imu sui chioschi e della disciplina delle concessioni di suolo pubblico per l’esercizio dell’attività, che comportano per l’edicolante una doppia imposizione fiscale.
Infine, Snag considera che l’estensione della normativa sui Pos nei pagamenti di modica entità anche all’acquisto di prodotti editoriali, genererebbe un’ulteriore riduzione del già esiguo margine di guadagno dell’edicolante, a causa dei costi delle commissioni che ricadrebbero sull’edicolante stesso.