22 gennaio 2016 | 14:41

Il premier solleciti l’Unione Europea a concludere un nuovo accordo con gli Stati Uniti sul trasferimento dati dei cittadini europei. La lettera del Garante della privacy

Il premier intervenga per sollecitare le istituzioni europee a concludere un nuovo accordo con gli Stati Uniti sul trasferimento dei dati di cittadini europei. Perché “allo stato tutti i trasferimenti effettuati sulla base del Safe Harbor sono privi di una base giuridica”. Lo ha chiesto, in una lettera rivolta al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro.

Antonello Soro, garante della tutela dei dati personali

“Come noto”, scrive Soro, “in data 6 ottobre 2015 la Corte di giustizia dell’Unione europea si è pronunciata in ordine alla causa C-362/14, Maximillian Schrems vs Data Protection Commissioner, dichiarando invalida la decisione della Commissione europea del 26 luglio 2000. Con tale decisione era stato ritenuto adeguato il livello di protezione dei dati personali garantito dagli Stati Uniti nel contesto del regime di Safe Harbor che consentiva il libero trasferimento, a fini commerciali, dei dati di cittadini europei verso gli Stati Uniti da parte delle multinazionali Ue che intendevano aderire all’Accordo”.

Safe Harbor è l’accordo tra il Dipartimento del Commercio Usa e l’Unione europea che regola le modalità attraverso cui le società statunitensi possono esportare e gestire dati personali di cittadini europei.

“La Corte”, prosegue Soro, “ha ritenuto, in estrema sintesi, che la legislazione americana impone limitazioni al diritto alla protezione dei dati (con specifico riguardo alla possibilità di accesso da parte delle autorità pubbliche di sicurezza) che vanno oltre quanto necessario e proporzionato in una società democratica e senza che venga riconosciuto ai cittadini europei alcun rimedio giuridico contro tali possibili ingerenze”.

“La sentenza ha, inoltre, affermato in capo alle Autorità nazionali di controllo il potere di sospendere, se necessario, i trasferimenti di dati verso quei paesi terzi che non assicurano appunto un livello di protezione adeguato”, precisa Soro.

Ciò significa, spiega Soro, che “allo stato tutti i trasferimenti effettuati sulla base del Safe Harbor sono privi di una base giuridica”.

“A livello europeo”, fa notare Soro, “le Autorità di protezione dei dati (riunite nell’ambito dell’apposito Gruppo di lavoro) fin dal 15 ottobre 2015 hanno richiamato la Commissione all’obbligo di concludere rapidamente un nuovo Accordo con gli Stati Uniti che tenga conto dei rilievi sollevati dalla Corte”.

“Purtroppo non sono maturate ad oggi le condizioni per conseguire un utile risultato entro la scadenza indicata dalle Autorità, in ragione della persistenza di nodi politici che, di fatto, rendono al momento difficile un’intesa tra la Commissione e gli Stati Uniti d’America”, spiega ancora il Garante.

E, dunque, conclude Soro, “poiché sono forti i rischi di pesanti conseguenze dal punto di vista economico anche per le imprese italiane nel caso di ulteriori ritardi (e degli eventuali provvedimenti di blocco dei trasferimenti dei dati che dovessero essere adottati dalle Autorità), Le segnalo la necessità di esercitare ogni possibile iniziativa presso le Istituzioni europee affinché, nel più breve tempo possibile, venga concluso un nuovo Accordo che sia rispettoso dei diritti dei cittadini europei”.

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