28 gennaio 2016 | 18:13

Nessuna opposizione dal governo alla creazione di un polo unico delle torri, dice il sottosegretario Giacomelli, ma a condizione che resti sotto il controllo pubblico

Il Governo non si opporrebbe alla creazione di un campione nazionale delle torri di trasmissione purché il controllo di questo soggetto fosse pubblico. A indicare il sostanziale disco verde all”ipotesi di una concentrazione di questo tipo “se per gli operatori avesse un senso industriale” è il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, intervistato dall’Adnkronos. Possibili aggregazioni di impianti di trasmissione tornano di attualità dopo che Telecom Italia ha deciso di cedere una ulteriore quota di Inwit, la società per le torri sbarcata in borsa nel giugno scorso. Alcuni osservatori sono tornati ad indicare un possibile ruolo di Cdp come ”aggregatore” di un campione nazionale delle torri, dopo che l’intervento della Cassa su questo terreno fu auspicato un anno fa, quando Ei Towers lanciò un’opa (respinta) su Rai Way.

“Penso che il mio pensiero sulle infrastrutture strategiche di comunicazione sia abbastanza chiaro”, ha spiegato il sottosegretario riferendosi alla ”mission” ricevuta da Infratel per la creazione della rete a banda ultralarga nelle zone a fallimento di mercato. “Credo sia giusto che le infrastrutture di comunicazione strategiche siano di proprietà pubblica o a controllo pubblico, a garanzia della concorrenza, del mercato e della libera iniziativa di tutti. A maggior ragione in questo settore delle torri, noi seguiamo con attenzione quello che sta avvenendo”, afferma ancora.

Antonello Giacomelli, Sottosegretario di Stato del Ministero dello Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni

“Se ci sono progetti industriali capaci di unificare la gestione delle torri, che siano di tlc o che siano quelle del digitale terrestre, noi non abbiamo obiezioni. Questo è un tema industriale, se c”è un progetto che ha un senso industriale nel nostro paese perché il governo dovrebbe ostacolarlo?”.  “Noi mettiamo solo un punto fermo che dev”essere presente in ogni progetto che debba avere la nostra approvazione: il controllo pubblico. Perchè – spiega ancora, pensiamo che il controllo pubblico su queste infrastruttura sia garanzia per tutti e non sia un limite per nessuno”. Da parte del governo “quindi nessun ostacolo se si dovessero avviare ipotesi o dialoghi o percorsi che puntano alla concentrazione in un unico soggetto, se questo ha un senso industriale e se rispetta la condizione del controllo pubblico: del resto esperienze di questo tipo in altri paesi europei hanno dato buoni risultati”, ha osservato Giacomelli.

Un anno fa l’opas lanciata da Ei Towers nei confronti di Rai Way fu ritirata dopo che il governo chiarì’ che la società di viale Mazzini doveva rimanere pubblica data la sua importanza strategica. Ma sembrò che la controllata Mediaset fosse disponibile anche a rimodulare la propria offerta. “Credo che in quel caso vi fosse una iniziativa privata che sostanzialmente si proponeva di acquisire una realtà a controllo pubblico, quindi esattamente l’opposto di quello che dico. Non so bene le rimodulazioni dell”offerta e non so se la modalità di un’opa sia quella migliore: non tocca a me dirlo”, precisa.

Viceversa “se c”e” un progetto che ha un senso industriale e che rispetta il controllo pubblico non c’è da parte nostra nessuna opposizione. Purchè questi due riferimenti rimangano ben chiari”, ribadisce Giacomelli che comunque rivendica la bontà della scelta di quotazione degli impianti Rai di trasmissione. “Ho una piccola collezione di rassegna stampa sul fallimento annunciato della quotazione di Rai Way: mi fa piacere dire che non e andata cosi; è stata una scelta strategica indovinata e che ha tolto da una sorta di ibernazione un bene che poteva produrre un utile per tutta la collettività e per questo mercato”, sottolinea Giacomelli. “Il dinamismo, l’appetibilità di Rai Way, il ruolo che poteva svolgere ha determinato molte delle scelte successive anche degli operatori privati. Forse è giunto il momento di provare a stringere su questo terreno ; noi pensiamo che sia una valutazione che non tocca a noi fare ma agli operatori”, spiega.

“L”operazione di concentrazione ha un senso industriale? Può dar vita a una maggiore capacità di mercato? Può produrre posti lavoro, ricchezza, può dare un servizio migliore al mercato e alla collettività? Se la risposta è sì, l”unico requisito che il governo pone perchè un progetto di questo tipo possa procedere è che vi sia a garanzia di tutto questo il controllo pubblico”, conclude il sottosegretario alle Comunicazioni.