02 febbraio 2016 | 10:28

Chi ha detto che il presidente di Confindustria debba essere un manifatturiero? Secondo Motta (Aie) potrebbe farlo anche qualcuno del turismo o un editore

Un imprenditore del turismo alla guida di Confindustria e non necessariamente un “vero imprenditore, un manifatturiero”, come auspica il presidente uscente Giorgio Squinzi. A lanciare la provocazione è Federico Motta, presidente dell’Associazione italiana degli editori, come riporta Askanews.

Il nuovo presidente di Confindustria dovrà essere “un vero imprenditore, un manifatturiero, qualcuno che abbia veramente a cuore il benessere del Paese e che sappia con molta chiarezza e certezza che da questa crisi il Paese viene fuori solo con la competitività delle imprese manifatturiere”, ha dichiarato Squinzi.

Motta non ci stà e risponde: “Il tema è curioso – ha detto il presidente dell’Aie ad Askanews – “perché vorrei capire per quale ragione un imprenditore manufatturiero ha più diritto di un imprenditore non manufatturiero di essere presidente di Confindustria. Partendo dal fatto che la Confindustria è industria, quindi sono tutti industriali, le parole di Squinzi si riferivano a quello che tradizionalmente si considera manufatturiero, per cui presumo la meccanica, piuttosto che la chimica”.

“Ma senza volere parlare di noi – ha proseguito il presidente dell’Aie – io mi chiedo perché un imprenditore del turismo, per esempio, non potrebbe fare il presidente di Condindustria. Forse quando si pensa al manufatturiero bisognerebbe pensare a Confindustria stessa, e magari si dovrebbe pensare che Confindustria stessa dovrebbe gestire bene le proprie aziende”.

“Guarda caso – ha concluso Motta – proprio una azienda editoriale che non mi sembra, non solo quest’anno ma in tutti gli ultimi anni, che abbia espresso dei risultati economici interessanti, anzi mi sembra esattamente il contrario. Quindi forse Confindustria stessa dovrebbe ripensare il proprio modello”.

“La riforma di Confindustria – ha concluso Motta – ha penalizzato notevolmente le associazioni a vantaggio delle unioni territoriali o di queste federazioni di primo livello, che non si capisce bene cosa sono. Credo che sia un errore fondamentale, perché la conoscenza sta nelle associazioni, non sta nelle unioni industriali. Queste sono più che altro delle vere e proprie rappresentanze sindacali e di interessi sul territorio. Ma l’interesse di un settore, che è fondamentale, sta nelle proprie associazioni. Per questo non si capisce perché debbano essere svilite nella loro essenza stessa”.