03 febbraio 2016 | 12:54

Scommettere tutto sul digitale è rischioso, scrive ‘Usa Today che cita il ‘Guardian’ come esempio negativo: perde 120 milioni e investe sul web, ma senza il paywall. Risultato? Entrate zero e spese da contenere

Scommettere tutto sul digitale può essere molto rischioso per la stampa. Lo scrive Michael Wolff su Usa Today, descrivendo l’”ostinata e aggressiva” politica attraverso cui il britannico Guardian, “più di qualsiasi altro quotidiano al mondo”, ha puntato sul “digitale, come via esclusiva per assicurare un futuro al giornale”, oltre la crisi dell’editoria.

“Il costo di questa scelta”, spiega Wolff, “è ora chiaro a tutti: la carta ha perso circa 120 milioni di dollari nel 2015″.

A differenza di “tutte le grandi testate, come il Financial Times, il Wall Street Journal, il Times e il New York Times”, il Guardian non ha voluto “introdurre il paywall per limitare l’emorragia della carta stampata”, spiega Wolff. Ma ha proseguito sulla strada dell’offerta di contenuti al 100% gratuiti.

Nemmeno il Guardian ha scelto, come hanno fatto Huffington Post e Business Insider, “di farsi acquistare da gruppi dotati di ingenti risorse, passando a questi il problema della soluzione della crisi”. Anzi, il Guardian “ha assunto 500 nuovi dipendenti” per far crescere il suo modello di business.

La scelta compiuta dal Guardian, aggiunge Wolff, è stata di quella di compiere “una migrazione dalla carta al digitale”, “abbandonando il business della carta stampata per competere sul campo dell’informazione digitale con realtà come BuzzFeed, Vox e Vice Media”, ciascuno dei quali, tuttavia, “riceve lauti finanziamenti da diversi investitori che ne foraggiano la crescita”.

Il problema è che, prosegue Wolff, “i costi per garantire un’adeguata crescita del digitale sono lievitati, mentre è calata la raccolta pubblicitaria online”. Che tradotto significa: “entrate zero”, “la fine di un ciclo”. Tanto che, secondo Wolff, ora il Guardian dovrà pensare a “contenere le spese piuttosto che a crescere”.