03 febbraio 2016 | 18:10

Via libera del ministero del Lavoro alla riforma dell’Inpgi ma resta il nodo dell’età pensionabile (prevista in crescita da 65 a 66 anni) e della ridefinizione dei requisiti di accesso

Via libera del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – di concerto con quello dell’Economia – alla riforma previdenziale varata dal Cda dell’Inpgi nel luglio scorso, dando quindi immediata esecutivita’ a diversi interventi. A cominciare dall’incremento – a decorrere dal 1 gennaio 2016 – delle aliquote contributive IVS, che passano da 8,69% a 9,19% (+0,5%) della retribuzione imponibile per la quota a carico dei giornalisti dipendenti e da 22,28% a 23,81% (+1%+0,53%) della retribuzione imponibile per la quota a carico dei datori di lavoro; quindi l’incremento a regime – con decorrenza dal 1 gennaio 2017 – dell’aliquota dell’1% a carico dei datori di lavoro, gia’ istituita con delibera dell’Istituto n. 82/2009 e successive modifiche, destinata al sostegno della Cigs; l’individuazione della retribuzione pensionabile, per le anzianita’ contributive maturate a decorrere dal 1 gennaio 2016, in base alla nuova quota “E”.

Giuliano Poletti (foto Olycom)

Tale modifica comporta la rivalutazione delle retribuzioni in essere al solo indice di variazione dei prezzi al consumo rilevati annualmente dall’Istat, senza la maggiorazione dell’1% prevista dalla riforma Amato del 1992. Inoltre, l’applicazione – a decorrere dal 1 gennaio 2016 – delle percentuali per il computo della pensione, in base a nuovi coefficienti di rendimento. Di conseguenza, per le anzianita’ contributive acquisite a decorrere da tale data, sara’ applicato un coefficiente di rendimento del 2,30%, anziche’ del 2,66%, quest’ultimo continuera’ ad essere applicato ai periodi contributivi pregressi.L’impatto economico sui conti dell’ente, derivante dall’applicazione delle modifiche approvate, e’ valutabile a regime in circa 45 milioni di euro annui di saldo positivo – per l’effetto combinato dell’incremento del gettito sul fronte delle entrate contributive e dei risparmi conseguenti alla riduzione della spesa pensionistica, a fronte di un volume complessivo – riferito a tutti gli interventi elaborati dal Cda dell’Istituto – stimato in circa 60 milioni annui. A seguito dell’approvazione ministeriale, pertanto, troveranno da subito attuazione gli effetti finanziari della riforma in misura corrispondente al 75% del totale atteso. Per quanto riguarda invece le altre misure contenute nel provvedimento di riforma, il Ministero – pur esprimendo una valutazione positiva in termini di corretta collocazione delle stesse nella direzione auspicata del contenimento della spesa pensionistica ed assistenziale e quindi riconoscendo che queste sono “finalizzate al perseguimento di canoni di sostenibilita’” – ha ritenuto necessario che l’Ente sviluppi in tempi brevi ulteriori riflessioni e approfondimenti in funzione di una maggiore incisivita’ dei loro effetti, “anche in considerazione dei requisiti decisamente piu’ stringenti in vigore per il sistema pubblico per l’accesso ai trattamenti pensionistici e per le relative modalita’ di calcolo”. Restano quindi aperti e sospesi una serie di interventi previsti dalla delibera del Cda in relazione all’eta’ pensionabile (prevista in crescita da 65 a 66 anni), alla ridefinizione dei requisiti per l’accesso alle pensioni di anzianita’ e alle clausole di salvaguardia connesse (per le quali si richiede “una verifica escludendo deroghe di ampio respiro rispetto ai requisiti stabiliti per la generalita’ degli iscritti”) al contributo straordinario a carico dei pensionati (ritenuto coerente con il Bilancio Tecnico afferente alla normativa di settore, ma controverso sul piano giuridico e passibile di contenzioso) e alla rimodulazione del trattamento di disoccupazione (previsto dal Cda complessivamente in riduzione di circa il 5%). In particolare viene rilevato che il sistema di revisione dei requisiti di maturazione del diritto di accesso ai trattamenti pensionistici – cosi’ come originariamente elaborato dall’Istituto – prevede criteri e modalita’ di graduale attuazione che meritano un riesame. (AGI)