04 febbraio 2016 | 18:41

‘Prima’ con il ‘Diaro 2015′ è in edicola a Milano e Roma. Disponibile anche in edizione digitale per smartphone e tablet

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Servizio di Copertina – Orgoglio Italiano -Intorno al lancio del nuovo marchio Tim, Telecom Italia ha costruito una campagna di comunicazione, su cui in azienda lavorano da due anni, per segnalare il proprio predominio sul territorio nazionale. “È un’operazione che segna la definitiva convergenza delle nostre comunicazioni fisse e mobili in un habitat comune”, dice l’ad Marco Patuano, deciso a “raggiungere il 75% della popolazione italiana con la rete fisica in fibra ottica entro il 2017”.

La presentazione della super Tim come operazione che “segna la definitiva convergenza delle nostre comunicazioni fisse e mobili in un habitat comune”, rivendicando il ruolo di “operatore tra i più evoluti in Europa nei collegamenti mobili con tecnologia 4G” e l’intenzione di voler “raggiungere il 75% della popolazione italiana con la rete fisica in fibra ottica entro il 2017” è un’occasione per i vertici di Telecom Italia per mandare un segnale forte e chiaro al governo e agli italiani che l’azienda è un patrimonio da salvaguardare.

Mercoledì 13 gennaio, al Salone delle Fontane dell’Eur, una platea affollata di giornalisti, manager e comunicatori si è data appuntamento per assistere allo svelamento del nuovo logo di Tim e alla presentazione della società di tlc che ha deciso di cambiare pelle e sangue. La sera, poi, grande spettacolo a cinquecento metri di distanza, con un Tim party al PalaLottomatica. Un modo per marcare il territorio, il quartiere incompiuto dell’Eur che fu avviato negli anni Trenta per ospitare un’esposizione universale mai tenuta per via di quel contrattempo che fu la Seconda guerra mondiale, e che ancora oggi rappresenta un esempio luminoso di architettura razionalista firmata da Marcello Piacentini. Qui sono partiti i lavori per recuperare le malfamate ‘torri’ che i romani hanno soprannominato Beirut per via di quelle impalcature angoscianti che per anni hanno sovrastato la zona con la loro fatiscenza svuotata. Furono concepite da Cesare Ligini negli anni Cinquanta, 65mila metri quadri che furono anche sede del ministero delle Finanze, poi abbandonate a se stesse e ora – grazie a un progetto super ecologico e di apprezzabile creatività – verranno recuperate dallo Studio Uno-A Architetti Associati di Milano sotto la mano ferma di Ombra Bruno. L’amministratore delegato Marco Patuano esordisce dicendo che, a progetto compiuto, e cioè tra la fine di quest’anno e l’avvio del prossimo, “il Cda si siederà in quello che è stato l’ufficio del ministro, siamo emozionati”. E si vede.

 

L’articolo  è sul mensile Prima Comunicazione n. 468 – Gennaio/Febbraio 2016
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