Protagonisti del mese

04 febbraio 2016 | 10:35

Quelli del capitale ‘paziente’

Le fondazioni di origine bancaria, come la Compagnia di San Paolo di Torino, hanno patrimoni che, spiega il presidente Luca Remmert, non avendo l’obiettivo di essere investiti per un rendimento immediato, possono essere impiegati su progetti filantropici di lungo termine, anche su iniziative che puntino a valorizzare la creatività e la cultura creando opportunità per i più giovani.

L’importanza dell’iniziativa che si è svolta il 13 gennaio nella sede milanese del Naba (Nuova Accademia di Belle Arti) è testimoniata dalla presenza di Luca Remmert, presidente della Compagnia di San Paolo, preso d’assalto dai cronisti che vogliono anticipazioni su quali saranno i nuovi vertici di Intesa Sanpaolo, la banca di cui la fondazione è primo azionista con il 9,732% delle quote.

Luca Remmert

Qualche botta e risposta e Remmert riesce a sganciarsi: “Alla fine, ai giornalisti interessa solo il rapporto con la banca”, osserva con un’espressione un po’ delusa. “Non gli interessa niente il vero grande lavoro di una fondazione di origine bancaria, come la nostra, che eroga contributi e gestisce direttamente progetti nella ricerca scientifica, economica e giuridica, oltre che nell’istruzione, nell’arte, in attività culturali, nella sanità e nell’assistenza alle categorie sociali deboli”.

È una frustrazione condivisa da un po’ tutti i vertici delle fondazioni di origine bancaria. Ma se l’attenzione dei media è quasi esclusivamente rivolta ai valori di portafoglio delle loro attività finanziarie (6,7 miliardi di euro alla fine 2014 per la Compagnia di San Paolo), la responsabilità non è da ricercare anche nel modo con cui le stesse fondazioni comunicano le loro iniziative filantropiche?

Luca Remmert – Sì, sicuramente è anche colpa nostra. Noi stiamo dandoci da fare per far conoscere meglio quel che facciamo. E ora che sto arrivando al termine del mio mandato posso dire di aver imboccato probabilmente la strada giusta.

Prima – Quale?

L. Remmert – Noi dobbiamo deistituzionalizzare le istituzioni, imparare a comunicare e porci in un modo completamente diverso, come stiamo facendo con progetti come ‘Ora!’, l’iniziativa che abbiamo presentato, che ci portano su terreni fuori dalla logica e dagli ambienti paludati, in cui si fa rientrare tradizionalmente un’istituzione di origine bancaria. Questo è il nostro concreto tentativo di proporci, di dare delle risposte, di stare sul territorio.

L’articolo  è sul mensile Prima Comunicazione n. 468 – Gennaio/Febbraio 2016
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