Protagonisti del mese

04 febbraio 2016 | 10:39

Ma chi gliel’ha fatto fare?

“I talk show non sono in crisi, ma devono trovare strade alternative e non durare più di due ore”, dice Massimo Giannini di Ballarò
Al centro delle cronache per l’attacco del deputato Pd Michele Anzaldi, che ha invitato a licenziarlo dalla Rai, Massimo Giannini difende i risultati del suo ‘Ballarò’ e spiega a ‘Prima Comunicazione’ perché i talk show non sono in crisi.

“Capisco e condivido i dubbi di chi dice: che senso ha che ‘Ballarò’ e ‘Dimartedì’ vadano in onda la stessa sera? Certo, il ‘derby’ è stressante, ma anche esaltante: faccio notare che la somma degli ascolti dei due programmi ogni settimana supera il 12%. Se questi sono i numeri della famosa crisi dei talk, ditemi dove devo firmare”, osserva Giannini nell’intervista a ‘Prima’.

Massimo Giannini (foto Olycom)

Massimo Giannini (foto Olycom)

Il conduttore di ‘Ballarò’ su Raitre rivendica per il suo talk il primo posto in classifica: “In questa prima parte della stagione abbiamo una media di ascolto del 6,24%. Siamo il talk show più visto di tutte le televisioni. Quanto ai risultati, nel confronto con ‘Dimartedì’ parlano i numeri: l’anno scorso abbiamo vinto 35 a 2, quest’anno siamo 11 a 5”.
E nell’intervista a ‘Prima’ sottolinea: “Sempre più il telespettatore si sta abituando a scegliere fra un unico e vastissimo palinsesto, per cui il vantaggio di essere su un canale Rai si è molto attenuato”.
Giannini ammette che il genere talk ha stancato, però suggerisce: “Dobbiamo trovare strade alternative. Cambiare registro. Anziché seguire le convulsioni del Palazzo, dobbiamo toccare gli argomenti che l’opinione pubblica sente più vicini: la macro e micro economia, la vita quotidiana. Accendere i riflettori sulle zone d’ombra, cioè le criticità e le contraddizioni del potere. Il mio obiettivo è creare un modulo che induca lo spettatore prima di tutto a non cambiare canale e a dire, dopo avere spento il televisore: bene, ora ne so un po’ di più”.
E nell’intervista a ‘Prima’ lancia l’idea di ridurre la lunghezza dei talk show: “Io penso che un programma come il nostro debba rimanere entro le due ore. Oltre, diventa accanimento terapeutico verso i poveri telespettatori. Ne parlerò prossimamente con Campo Dall’Orto che forse ci sta già riflettendo. Oggi la Rai è un cantiere aperto”.

 

L’articolo  è sul mensile Prima Comunicazione n. 468 –Gennaio/Febbraio 2016
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