Protagonisti del mese

04 febbraio 2016 | 10:05

Volare alto

L’attenzione al patrimonio artistico del Belpaese, le tante iniziative nella free tv, le nuove produzioni originali, la costruzione del bouquet di canali di qualità con Laeffe. Sky enfatizza la propria dimensione di media company europea e si smarca dal confronto diretto con Premium, ma anche con Netflix

Nella penultima trimestrale i numeri italiani di Sky Europe sono stati meno brillanti di quelli inglesi e tedeschi, con i ricavi in declino del 4%, e anche nell’ultima il valore della produzione si è confermato in calo. Ma a Milano Santa Giulia confidano che, quando a luglio si faranno i conti sull’esercizio più delicato della storia recente di Sky in Italia, la situazione sarà ampiamente sotto controllo. Che non lascerà ferite laceranti la prima stagione in cui la piattaforma satellitare ha dovuto fare a meno della Champions League, passata in esclusiva per tre anni a Mediaset Premium.

Dire che non siano stati mesi di preoccupazioni sarebbe una forzatura e qualche cruccio rimane. Un primo campanello d’allarme sono stati i 37mila abbonati in uscita tra giugno e agosto dello scorso anno, nella prima fase di commercializzazione della nuova proposta di Cologno. Il timore che il numero dei transfughi potesse salire l’ha scongiurato solo in parte l’andamento del trimestre successivo, quando si è registrato un lieve aumento dei sottoscrittori, nonostante dalle parti di Cologno avessero già lanciato un’aggressiva offensiva promozionale per arrivare all’obiettivo di superare i 2 milioni di abbonati. Anche a Premium, infatti, si trovano nel cuore di un periodo complicato, visto che negli ottavi di Champions la Juventus si troverà di fronte il Bayern Monaco e la Roma il Real Madrid. In calendario ci sono così per la pay del digitale terrestre quattro partite eccezionali ma, visto che potrebbero essere le ultime del torneo con impegnate le squadre italiane, c’è da tirare fuori il massimo da quelle che – senza voler fare i menagramo contro i nostri club – potrebbero essere le ultime settimane ‘buone’ di recruitment dei tifosi ancora indecisi.

Nella foto, da sinistra: Jeremy Darroch, Sergio Mattarella e Andrea Zappia

In avvio di 2016 i numeri a disposizione del management di Sky paiono indicare che, comunque andrà a finire il tentativo di rimonta di Premium, l’attacco è stato contenuto. Si sta progressivamente affievolendo il rischio di una diaspora degli appassionati di calcio e così non c’è più il terrore di essere costretti a bloccare gli scontenti intervenendo pesantemente sul costo dei propri pacchetti e facendo abbassare l’Arpu (dall’ottimale livello di 42-43 euro il ricavo medio mensile per abbonato potrà scendere a 40-41, ma non si dovrebbe andare più giù). E piuttosto si attende con curiosità maliziosa di vedere come farà a far quadrare i conti il nemico di Cologno dopo aver speso ben 700 milioni nei diritti tivù della massima competizione per club.

Fin dall’inizio della vicenda, comunque, a Milano Santa Giulia hanno pensato che sarebbe stata sufficiente una sorta di terapia olistica, intervenendo con rimedi che hanno investito tutto il vasto fronte operativo della media company. Una realtà complessa e articolata che oramai, superato il perimetro della tivù a pagamento satellitare, compete anche nel digitale in chiaro, ha un’offerta ‘over the top’ sempre più robusta e declina i propri contenuti su ogni genere di device e li distribuisce pure attraverso la fibra veloce di Tim.

L’articolo  è sul mensile Prima Comunicazione n. 468 – Gennaio/Febbraio 2016
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