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04 febbraio 2016 | 10:32

Le donne del cambiamento

Un team femminile guidato da Carlotta Ventura ha governato, nel corso di due anni, la strategia di rebranding che ha fatto convergere Telecom in Tim. Ecco il diario di bordo di un’impresa che ha saputo coniugare professionalità, efficienza, creatività e gioco di squadra

Il passaggio, se lo riferiamo al mondo impetuoso delle telecomunicazioni, non è esagerato definirlo epocale. Dai tempi della Sip, la Società idroelettrica piemontese, madre di Telecom e nonna di Tim, di acqua ne è passata sotto i ponti. E non solo acqua. A governare quest’ultimo e fondamentale cambiamento un team di professioniste (sì, usiamo il femminile perché per la maggior parte si tratta di donne), animate da una energia armonica. A guidarle Carlotta Ventura, executive vice president Brand Strategy & Media di Telecom Italia, che ha voluto e saputo mettere insieme un gruppo di lavoro efficiente. Come lei stessa ci spiega, non si trattava di un semplice lifting ma di un’operazione ben più complessa che ha richiesto tempo, intelligenza, flessibilità, doti creative ma anche conoscenza profonda del mercato e dell’azienda stessa. All’interno della sede di corso Italia (sede che verrà fra pochi mesi abbandonata per trasferire il quartier generale nelle torri dell’Eur ricostruite secondo il progetto avveniristico dell’architetta Ombra Bruno e del suo studio Uno-A), Carlotta Ventura ci parla alla vigilia della presentazione romana, avvenuta il 13 gennaio, del nuovo brand Tim, che segna appunto la data storica per l’azienda diretta dall’amministratore delegato Marco Patuano e presieduta da Giuseppe Recchi. L’animazione nervosa delle ultime settimane rivela una attesa lucida e perfino gioiosa.

Nella foto da sinistra: Carlotta ventura e Stella Romagnoli (foto Fabio Lovino)

Prima - Quando avete cominciato a lavorare a questo progetto?
Carlotta Ventura - Esattamente due anni fa. A gennaio del 2014 abbiamo dato il briefing per la gara per l’agenzia che poi ci ha seguito nel percorso.

Prima - Di chi stiamo parlando?
C. Ventura - Di Interbrand, l’agenzia che si è occupata della strategia e del marchio.

Prima - Avete coinvolto anche altre aziende. Giusto?
C. Ventura - Giusto. Leagas Delaney ha firmato la campagna tivù, web, stampa e affissioni, mentre Havas ha curato la serata spettacolare al PalaLottomatica. Per non dire dei tanti istituti di ricerca con i quali abbiamo lavorato. Abbiamo fatto chilometri di ricerche predittive, di analisi dello stato di salute, degli avanzamenti, ricerche qualitative e quantitative. E tanto neuromarketing. Questa parte, che poi considero tra le più interessanti e decisive, è stata condotta dal professor Fabio Babiloni con BrainSigns, uno spin off dell’università La Sapienza di Roma.

Prima - Questo per dire che avete valutato fino all’ultimo centimetro, pesato fino all’ultimo grammo.
C. Ventura - Abbiamo mappato, e continuiamo a farlo, anche il sentimento nascosto. E sa perché non ci siamo focalizzati su un unico istituto? Perché volevamo prendere il meglio da ciascuno. Se tutto torna, come pare stia avvenendo, credo di poter gridare al miracolo. Abbiamo insomma tentato di minimizzare gli errori che inevitabilmente si fanno. Quindi guardando il mercato e le carte e con la consapevolezza che noi siamo interpreti di primo piano, abbiamo fatto una scelta basata su elementi commerciali ed elementi prospettici.

L’articolo  è sul mensile Prima Comunicazione n. 468 – Gennaio/Febbraio 2016
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