04 febbraio 2016 | 16:34

Una proposta di legge per modificare i criteri di nomina all’Agcom. Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Fico: nell’authority anomalie che non permettono di svolgere la funzione di garanzia

“Se devono esistere le autorità indipendenti, siano realmente di specchiata indipendenza. Per questo ho deciso di presentare una proposta di legge che modifica i criteri di nomina dei vertici dell’Agcom e che potrà fare da apripista per una riforma organica di tutte le authority. È ora di voltare pagina”, lo annuncia dalla sua pagina Facebook il presidente della Commissione di Vigilanza, Roberto Fico.

“Il pluralismo politico in Italia è sempre stato in pericolo e continuerà ad esserlo se non si avrà il coraggio di cambiare qualcosa nell’autorità preposta al suo controllo, ovvero l’Agcom. L’Italia non è solo il Paese dove il servizio pubblico è alla mercé di partiti e governo (e con la riforma Renzi sarà sempre peggio). È anche il Paese dove l’Authority presenta anomalie che non permettono di svolgere al meglio la propria funzione di garanzia”, scrive nel post il deputato grillino parlando di un “quadro drammatico” e accusando l’Autorità garante di non fare nulla. “Si gira colpevolmente dall’altra parte, non intervenendo in alcun modo – neanche di fronte a violazioni eclatanti in campagna elettorale – o archiviando sistematicamente gli esposti”, scrive citando anche l’ultima archiviazione sui ricorsi presentati dal M5S “che ripetutamente su alcune reti del Biscione ha avuto zero tempo di parola”.

Roberto Fico (foto Olycom)

Roberto Fico (foto Olycom)

“Una situazione insostenibile”, dice Fico individuandone le cause nelle modalità di nomina dell’Autorità e nella sua attuale composizione. “I commissari Agcom sono eletti dal Parlamento senza nessuna maggioranza qualificata. Ciò significa che l’organo di vertice ha un’evidente connotazione politica perché è il riflesso delle dinamiche parlamentari. L’ultimo consiglio è stato eletto nel 2012 quando la maggioranza di Camera e Senato era nelle mani del Popolo della Libertà. Così due commissari risultano essere di chiara espressione di quel partito mentre gli altri sono stati scelti in base alla solita logica spartitoria”.