05 febbraio 2016 | 14:50

Inchiesta Sopaf: a processo anche il presidente Inpgi Camporese con l’accusa di truffa ai danni dell’istituto di previdenza dei giornalisti e di corruzione

Sono in dieci, tra cui Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi, e Aldo Magnoni, uno dei fondatori di Sopaf, le persone mandate a processo a Milano nell’ambito di uno dei filoni sul crac della holding ora in concordato preventivo e nella quale il danno calcolato all’istituto di previdenza dei giornalisti è di 7,6 milioni. Ad accogliere la richiesta del pm milanese Gaetano Ruta, come riportava il 5 febbraio Ansa, è stato il gup Alessandro Santangelo.

Il giudice ha anche trasmesso gli atti alla collega Manuela Cannavale per la posizione dell’undicesimo imputato che ha scelto il rito abbreviato: per lui l’udienza si terrà il prossimo 4 maggio. Per gli altri, invece, il dibattimento di aprirà il 21 aprile davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale. Le accuse a vario titolo sono associazione per delinquere, truffa, appropriazione indebita, corruzione e frode fiscale.

Il presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese (foto Olycom)

“Non posso che prendere atto – ha affermato Camporese – della decisione del Gup di accogliere la richiesta di rinvio a giudizio che mi riguarda nell’ambito della complessa inchiesta sulle attività finanziarie di Sopaf Spa. Il dibattimento sarà l’occasione per evidenziare tutti gli elementi che dimostrano la mia totale estraneità rispetto alle fattispecie di reato contestate, come ho sempre dichiarato” “L’Inpgi – ha proseguito – deciderà in piena autonomia quale profilo assumere nella vicenda. La tutela dell’Ente mi sta a cuore prima di ogni altro profilo, motivo per il quale, oltre al doveroso comportamento giuridico, mi sono astenuto dal partecipare a qualsivoglia riunione o dibattito in merito”. Tra le persone finite alla sbarra ci sono, tra gli altri, Andrea Toschi, amministratore delegato di Adenium sgr del gruppo Sopaf, e Alberto Ciaperoni, direttore finanziario della holding e amministratore della società di gestione del risparmio.

Al centro dell’inchiesta – per la quale Giorgio Magnoni è già già a giudizio – oltre a una distrazione milionaria di fondi della holding, ci sono anche le operazioni sul Fondo immobili pubblici (Fip) attraverso le quali Camporese avrebbe consentito” a Sopaf “di realizzare una plusvalenza (…) pari ad euro 7.600.000″, cifra ritenuta equivalente all’ammonuare del danno all’Istituto Nazionale di Previdenza Giornalisti Italiani, tramite la controllata Adenium, guidata da Toschi. Per questa vicenda Camporese è accusato di concorso in truffa “con le aggravanti del danno di rilevante gravità, dell’abuso di prestazione d’opera, di aver commesso il fatto ai danni di un ente esercente un pubblico servizio”. Il presidente dell’Inpgi, “quale incaricato di pubblico servizio” e Toschi rispondono inoltre di corruzione: secondo l’ipotesi, “si accordavano tra loro per trasferire risorse finanziarie a favore di Camporese dell’importo di almeno 200 mila euro a titolo di remunerazione per il compimento di atti contrari ai doveri di ufficio, in particolare per gli investimenti che Camporese aveva veicolato quale presidente Inpgi su Adenium Sgr Spa, nonchè su canali di comunicazione e contatti che aveva offerto a Toschi per la propria attività”.

Quest’ultimo, per l’accusa, nel 2011 e nel 2012 avrebbe “accordato” a Camporese “la somma di 25 mila euro l’anno” mediante un incarico nel comitato consultivo di Adenium. Altri 145.550 euro sarebbero transitati su un conto corrente svizzero nel 2013 intestato a Toschi ma detenuto “fiduciariamente per conto di Camporese”. Oltre all’Inpgi, i Magnoni (anche Andrea) e gli altri coimputati, come si legge nel capo di imputazione avrebbero truffato per una somma rilevante anche l’Enpam (l’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri). Infine Toschi, Ciaperoni con Giorgio Magnoni e una quarta persona, sono accusati di appropriazione indebita di 52 milioni di euro “nella titolarità” della Cassa di Previdenza e Assistenza dei Ragionieri e dei Periti Commerciali. Per Ruggero Magnoni, infine, la Procura ha chiesto l’archiviazione, facendolo così uscire dal procedimento. Il patteggiamento a 400 mila euro di multa non riguarda il caso Sopaf ma una vecchia pendenza tributaria personale.