05 febbraio 2016 | 17:21

‘Il Manifesto’ pubblica in prima pagina l’ultimo pezzo di Giulio Regeni nonostante l’opposizione della sua famiglia. Il giornale: una testimonianza, con il vero nome dell’autore

“Al-Sisi ha ottenuto il controllo del parlamento con il più alto numero di poliziotti e militari della storia del paese mentre l’Egitto è in coda a tutta le classifiche mondiali per rispetto della libertà di stampa. Eppure i sindacati indipendenti non demordono”. Si apre così l’articolo pubblicato oggi sul Manifesto a firma di Giulio Regeni, lo studente italiano scomparso il 25 gennaio scorso e trovato morto nei giorni scorsi ai margini dell’autostrada tra Il Cairo e Alessandria, nelle periferie della capitale egiziana.

Il ragazzo, fanno sapere dalla redazione, aveva già collaborato con il quotidiano inviando pezzi dedicati a temi simili, con analisi sulla situazione nel Paese in cui si trovava per ragioni di studio, sempre pubblicati su sua richiesta con degli pseudonimi per garantirne l’incolumità.

 

 

Ad eccezione di quest’ultimo scritto apparso oggi in prima pagina, nonostante ieri la stessa famiglia Regeni avesse diffidato il giornale dal pubblicare “in qualsiasi forma” l’articolo. “Giulio Regeni aveva espresso la volontà di non pubblicare il citato articolo se non con uno pseudonimo, proprio al fine di non mettere in pericolo l’incolumità degli autori e delle loro famiglie”, scriveva l’avvocato Alessandra Ballerini, facendo presente che l’eventuale pubblicazione, “oltre a violare la volontà del signor Regeni e della sua famiglia, potrebbe pregiudicare la sicurezza dei suoi genitori tuttora presenti al Cairo”.

“Prendiamo atto della diffida dei legali della famiglia Regeni, che giudichiamo incredibile, non veritiera e purtroppo superata dai fatti, ma andiamo avanti per la nostra strada”. “Non possiamo tacere anche per rispetto della volontà dello stesso Regeni”. Questa la risposta dalla direzione del Manifesto che oggi in una nota pubblicata accanto al testo aggiunge: “Ci abbiamo pensato e abbiamo deciso di offrirlo oggi ai nostri lettori come testimonianza, con il vero nome del suo autore”.