08 febbraio 2016 | 17:32

Passi avanti nella riforma dell’Ordine dei Giornlisti. I presidenti delle sezioni regionali: servono nuove regole in tempi utili

”Finalmente Governo e Parlamento hanno deciso di mettere mano alla riforma dell’Ordine dei giornalisti. Lo slittamento di sei mesi del rinnovo dei consigli nazionale e regionali dell’Ordine, contenuto nel provvedimento ‘Mille proroghe’ all’esame della Camera, se sarà confermato, ne costituisce un segno tangibile che premia i nostri sforzi”. Lo scrivono i presidenti degli Ordini regionali di Lazio, Lombardia, Liguria, Toscana, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Marche e Sicilia, in una nota ripresa dall’agenzia Ansa.

”Una riforma dell’Ordine”, affermano i presidenti, “e’ infatti attesa da anni. Per questo obiettivo ci siamo impegnati e oggi puo” diventare una realta”. Dobbiamo ora evitare che si ripeta quanto accaduto nella scorsa legislatura quando un tentativo analogo si arenò” al Senato. Ci auguriamo che questa volta, in tempi utili, il Parlamento riscriva nuove regole che rendano giustizia alla rappresentanza, riducendo innanzitutto l’attuale, esorbitante e costoso numero di consiglieri nazionali (144 componenti a cui si sommano i 12 del consiglio di disciplina) e riequilibrando il rapporto tra professionisti e pubblicisti (due terzi professionisti e un terzo pubblicisti ). L’aula della Camera, dopo il lavoro svolto dalla Commissione Cultura, a breve esaminerà la proposta di legge sull’editoria contenente anche le misure per l’Ordine dei giornalisti. Un passo in avanti importante – sostengono i presidenti degli Ordini regionali – che deve portare ai superamento di procedure oramai datate. Sono questi i presupposti necessari per l’adeguamento delle regole alle mutate condizioni dell’editoria e della professione”.

”I presidenti degli Ordini regionali, in spirito di collaborazione con gli altri organismi della categoria, ribadiscono il loro impegno per una riforma anche delle altre parti della legge 69 del 1963, a partire dall’accesso alla professione, chiedendo un immediato confronto tra il Consiglio nazionale, i Consigli regionali ed il Parlamento”.