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09 febbraio 2016 | 18:00

Nel 2015 gli investimenti pubblicitari in radio sono cresciuti dell’8,8%, ma la quota del mezzo (5%) resta inferiore ai principali Paesi europei. L’analisi di Confindustria Radiotv (INFOGRAFICA)

Secondo le anticipazioni di FCP-Assoradio, gli investimenti pubblicitari nazionali radiofonici chiudono il 2015 con un rialzo del +8,8% rispetto all’anno precedente, superando la soglia dei 370 milioni di Euro. Lo scrive l’analisi di Confindustria RadioTv (pdf), Se il mezzo non ritorna ancora ai livelli pre-crisi, si evidenzia comunque una importante ripresa e fiducia da parte degli investitori. Nell’anno appena chiuso, la quota della Radio sul totale mezzi si mantiene al 5% circa.

Nonostante ciò, gli investimenti nazionali in Italia risultano essere al di sotto di quelli medi europei, dove il mezzo radiofonico raggiunge quote tra il 7% e 9% in Spagna, Francia e Germania. A livello locale gli
investimenti pubblicitari sulla Radio superano, invece, la soglia dei 140 milioni di euro, portando l’intero sistema radiofonico al di sopra dei 500 milioni di euro (prime anticipazioni dello studio economico sul sistema Radio che verrà prodotto da CRTV).


Anche la Radio come la Televisione ha scontato nell’ultimo decennio il fattore crisi economica, iniziata nel 2008 e accentuatasi l’anno dopo. Gli anni di maggiore crisi per la Radio si sono registrati nel triennio
2011-2013 con un picco nel 2012 (-10,2%), portando i valori complessivi nel 2014 a 347 milioni di Euro. La crescita conseguita nell’ultimo anno dimostra le forti potenzialità e capacità di resistenza della
Radio all’interno di un contesto di mercato in forte cambiamento sia in termini di offerte e servizi che di comportamenti di consumo da parte degli utenti. La Radio di fatto, insieme a Internet (inclusivo del Search
e Social), è uno dei mezzi che ha meglio performato nel 2015.

Nel corso del 2015, la crescita è stata costante e sostenuta in tutti i mesi, ad eccezione del mese di maggio e in chiusura di anno, dove l’incremento rispetto al 2014 è andato rallentando per assestars alla fine del periodo ad un +8,8%. In particolare, aprile e i mesi estivi hanno manifestato un maggiore tasso di incremento rispetto all’anno precedente.
Come il mezzo televisivo anche la Radio vive di una sua stagionalità di investimenti che mostrano dei picchi nei mesi di centrali della primavera (aumento degli spostamenti fuori casa) e dell’autunno (rientro dalla pausa estiva), un calo in agosto e tra fine e inizio anno.

- Leggi o scarica  l’analisi di Confindustria RadioTv (pdf)