11 febbraio 2016 | 10:12

Ridurre da 150 a 60 i membri del Consiglio nazionale dell’Odg. Anzaldi (Pd): stop ai componenti iscritti ad altri ordini e più spazio ai giornalisti pubblicisti

Ridurre gli oltre 150 componenti del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che sono troppi; dare più spazio alla rappresentanza dei pubblicisti in seno al Consiglio, abbandonando il criterio della proporzionalità, in favore di un rapporto di almeno due professionisti a un pubblicista; stop ai componenti iscritti presso altri ordini, come avvocati, commercialisti o architetti. Così Michele Anzaldi, deputato Pd, in un articolo sull’Huffington Post, in cui spiega che è arrivato il momento di “mettere mano alla riforma dell’Ordine dei giornalisti”.

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

Dopo “anni di immobilismo e disinteresse da parte della politica”, “il governo e la maggioranza che lo sostiene hanno deciso di mettere mano in maniera concreta alla riforma dell’Ordine dei giornalisti”, scrive Anzaldi, secondo cui “lo slittamento di sei mesi del rinnovo dei Consigli nazionale e regionali dell’Ordine, contenuto nel provvedimento Milleproroghe approvato dalla Camera all’articolo 12quater, costituisce un segno tangibile della volontà del governo di arrivare presto ad una riforma attesa da tanti anni”.

“Il testo che sarà varato – prosegue il deputato Pd – andrà a rispondere innanzitutto all’esigenza di ridurre il numero dei componenti del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti che, attualmente, crescendo in modo proporzionale rispetto agli iscritti, supera le 150 unità”.

“Da piu’ parti – aggiunge – si chiede a gran voce, e da molto tempo, una riforma dell’Ordine anche perché il Consiglio nazionale rispecchia una situazione non piu’ sostenibile in quanto a governare l’organismo dei giornalisti sono coloro che la professione la esercitano in modo parziale o saltuaria. L’intervento del legislatore, ormai improcrastinabile, dovrà restituire inoltre un presidio democratico a chi questa professione la esercita effettivamente: un’ipotesi potrebbe essere un Consiglio portato a 60 membri (40 professionisti e 20 pubblicisti), compresi i 12 componenti del consiglio di disciplina”.

Secondo Anzaldi, “va inoltre eliminato il principio della proporzionalità tra il numero degli iscritti e il numero dei consiglieri espressi e inserito il criterio del rapporto almeno di due a uno (due professionisti e un pubblicista) nella rappresentanza”.

“Con queste misure, il Parlamento – conclude Anzaldi – conferirà un volto nuovo all’Ordine dei giornalisti, rispondendo alle istanze della categoria che da tanti anni, e a più riprese, chiede invano di mettere mano ad una legge del 1963 per adeguarla alle mutate condizioni della professione e dell’editoria, ma anche ispirato a criteri di economicita’ affinché le risorse possono essere destinate anche alla parte più debole della categoria”.