11 febbraio 2016 | 18:10

Il canone Rai in bolletta? Nessuno tra gli altri operatori ha un finanziamento garantito in partenza, dice Gina Nieri al ‘Sole’. Servono regole uguali per tutti, compresi gli Ott

Dal matrimonio tra Mediaset Premium e Sky, fino all’istruttoria Antitrust sui diritti tv del calcio, passando dal canone il bolletta e dalla regolamentazione degli Ott. Tanti i temi che Gina Nieri, consigliere di amministrazione e direttore della divisione affari istituzionali, legali e analisi strategiche di Mediaset ha affrontato in un’intervista pubblicata oggi sul ‘Sole 24 Ore’.

Primo tema è proprio la fusione tra Premium e la pay tv di Murdoch, una questione che la stessa Nieri definisce una “domandatormentone”. “C’è chi dice che il matrimonio s’ha da fare, ma Mediaset farà solo quello che ritiene giusto per il suo sviluppo”, spiega, sottolineando come, da membro del Cda non si sia pentita della spesa da 700 milioni di euro in tre anni per i diritti Champions. “Era una scelta necessaria per la nostra piattaforma pay. Come l’investimento sui diritti della Serie A o su quelli di Warnere Universal in esclusiva: tutti necessari per
connotarci con la nostra offerta”. E a chi ha parlato di un ‘ritorno alla pubblicità’ di Mediaset ampliando il portafoglio sul web o sulla radio per compensare i risultati non entusiasmanti della pay, risponde: “La pubblicità è stata sempre e rimane il nostro core business. Sulla pubblicità c’è un grande afflato produttivo e abbiamo altre sorprese per i prossimi mesi. Ma i due discorsi non si collegano tra loro”.

Gina Nieri (foto Olycom)

Sull’idea, lanciata da Cairo, che la Rai possa rinunciare a una parte della raccolta pubblicitaria davanti a misure, come il canone in bolletta, che garantiscono introiti certi riducendo l’evasione, la Nieri “L’evasione è una cosa odiosa, da combattere. Che il governo abbia trovato un meccanismo per eliminarla è cosa sacrosanta. Ora è in discussione la nuova Concessione fra Stato e Rai. È un’occasione da cogliere per rifocalizzare la Rai sul servizio pubblico e per trovare un equilibrio di risorse positivo per tutto il mercato. Nessuno degli altri operatori ha un finanziamento garantito in partenza”. E poi in merito alla tempistiche in cui si potrebbe verificare questa rinuncia aggiunge: “Non dipende dalla Rai e nemmeno da noi competitor. È un problema di assetto dei media a carico della politica”. “Il punto è mantenere in equilibrio il sistema. Un sistema in cui gli Ott hanno sempre più peso. Questo è un punto fondamentale. Che ha a che fare con una competizione ad armi pari. Da una parte ci siamo noi, che siamo regolati dal capello ai piedi. Dall’altra ci sono gli Over the top che sono fuori da tutto”. “Tenere fuori gli Over the top sarebbe sbagliato. Credo che si debba avere chiaro che non è il tempo di proseguire con la regolamentazione puntuale solo di alcuni, ma quello di regole di principio uguali per tutti”.

“Noi broadcaster competiamo con i vari Google, Facebook sia sul tempo di attenzione delle persone sia sull’acquisizione di risorse. E sarebbe corretto definire il nuovo perimetro del mercato dei contenuti video. Purtroppo gli unici dati noti sono quelli dei mezzi classici, tv free e tv pay. Quindi sono ancora questi i mercati rilevanti”, dice.

Altro tema caldo nel rapporto con gli Ott è quello del diritto d’autore. “Noi broadcaster e major siamo alla guida di un processo virtuoso con la maggioranza dei ricavi reinvestita in nuova produzione originale, film, programmi di intrattenimento, musica”, afferma Nieri ricordando che solo nel 2015Mediaset ha investito 1,7 miliardi di euro in contenuti. “Pretendiamo che chi utilizza i nostri contenuti li paghi”, dice riferendosi agli accordi stipulati con Google e Yahoo. Una strada che Mediaset ha provato a percorrere anche con Sky, fino ad arrivare poi alla decisione di criptare Rete4, Canale 5 e Italia 1, non più visibili sulla pay tv.

“Le mosse che stanno facendo sul digitale terrestre lanciando vari canali free sono aggressive e anche poco in linea con la posizione che hanno sulla piattaforma satellitare a pagamento. I signori di Sky hanno in più occasioni sostenuto che la pluralità di offerte sul free sta mettendo sotto pressione la loro offerta pay. Che si cannibalizzino da soli mi sembra una scelta che ha molto a che fare con l’aggressività verso Mediaset”, spiega Nieri, che sull’indagina dell’Antitrust sui diritti del calcio aggiunge: “abbiamo chiesto la proroga semplicemente per poter utilizzare al meglio documenti con i quali irrobustire la nostra difesa”, per poi concludere: “Siamo sicuri della correttezza del nostro comportamento, di tutto quello che abbiamo fatto. L’assegnazione non ha buttato nessuna piattaforma fuori dal mercato, le risorse per le società sono aumentate, il campionatoè partito,i telespettatori hanno offerte diverse tra cui scegliere. Il risultato è stato positivo per tutti”.