15 febbraio 2016 | 18:35

Scandaloso dare 300 milioni in più alla Rai senza ripensare prima il sistema televisivo, dice Cairo. E sull’Independent: scegliere di passare solo al digitale vuol dire alzare bandiera bianca (VIDEO)

Dal nuovo piano per Rcs, al canone in bolletta passando per la raccolta pubblicitaria di La7 e il ruolo che internet ha nel mondo dell’editoria. Tanti i temi che Urbano Cairo ha affrontato e sviscerato a margine della conferenza Stampa per la presentazione del Premio Cairo, il riconoscimento dedicato all’arte contemporanea e pensato per i giovani artisti italiani under40, giunto ormai alla sua 17esima edizione.

“Non sono un azionista mordi e fuggi, ma a lungo termine”, ha detto il presidente della Cairo Communication, riferendosi agli scossoni che il titolo ha subito in borsa negli ultimi tempi. “Il mio pacchetto è stabile”. Cairo, come già aveva fatto in altre occasioni non si è espresso in merito al piano industriale. “Facciamo lavorare il management. Mi sembra che Cioli lavori in grande sintonia con il presidente, Maurizio Costa, e giudicheremo risultati dando loro un minimo di tempo. Certo, il tempo non e’ mai troppo: io dico sempre che l’andamento dell’attivita’ di un manager si vede dai suoi primi 100 giorni”. Positivo il suo giudizio sul paywall, anche vedendo i risultati fatti dal New York Times, che Cairo cita come esempio. “E’ “un’idea da perseguire”, ha detto. “E’ giusto fare pagare a cifre accettabili” le notizie, “altrimenti non si capisce perché i contenuti cartacei siano a pagamento e corri il rischio di cannibalizzarti da solo”.

Urbano Cairo

Parlando della decisione annunciata venerdì dell’editore dell’Independent di abbandonare la carta stampata, Cairo ha un’idea ben precisa: “Nel momento in cui passi completamente in digitale significa che stai alzando bandiera bianca. In realtà c’è ancora un numero importante di persone che comprano il giornale cartaceo e non credo sia giusto tagliare il cartaceo per l’online, anche perchè la pubblicità sui siti non è in grado di compensare le perdite delle vendite in edicola”. “Il vero tema è riuscire a organizzare la tua attività in modo che sia profittevole”.

A chi chiedeva se sulla sua scrivania fosse passato il dossier sulle testate Lagardere o su un suo interesse per le attività media di Banzai: “Non ho visto nulla”, ha detto. “Io di solito le testate le lancio, non le compro. In caso in futuro ci fossero occasioni di acquisto sul mercato potrei valutarle”.

Cairo non si è voluto sbilanciare dopo i dati positivi registrati in termini pubblicitari dalla sua azienza : “E’ ancora presto per parlare di un’inversione di tendenza”. “In generale sembra ci sia stato un miglioramento”, ha detto parlando dei risultati registrati nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio. “Sono tre mesi di fila buoni, ma questo non basta”.

Sui dati di ascolto di La7, l’editore ha parlato di sei mesi “bellissimi”, da luglio a dicembre, ai quali sono seguiti i risultati meno entusiasmanti di gennaio. “Ci riprenderemo”, ha detto, citando i programmi che a breve entreranno nella programmazione, come Crozza o il talent per comici ‘Eccezionale veramente’. Sugli ascolti pomeridiani nello specifico ha aggiunto: “Serve pazienza, bisogna aspettare che le abitudini degli spettatori si formino”, ha detto, citando come esempio il programma ‘L’aria che tira’ di Myrta Merlino o anche ‘DiMartedì’ di Floris, che dopo partenze faticose hanno registrato buoni risultati. Lasciata aperta una porta al ritorno di Daria Bignardi, ribadendo la sua stima per la giornalista e scrittrice: ” Per lei il canale è sempre aperto, anche se al momento non ci sono stati più grandi contatti”.

Più duro il suo intervento su tematiche legate alla Rai, ribadendo la sua opinione critica, già espressa in passato, sulla riforma varata dal governo. “Se avessero voluto fare una riforma per far del male ai competitor non l’avrebbero fatta così bene”.  Secondo Cairo è giusta la lotta all’evasione, ma definisce uno “scandalo che una sola azienda, cioè la Rai, riesca ad avere circa 300 milioni di euro in più, senza però che sia stato ripensato tutto l’assetto televisivo”, soprattutto dopo otto anni crisi, “di vacche magre” come ha detto Cairo stesso, che hanno colpito tutti i media. “La Rai che negli ultimi quattro anni ha fatto un ‘dumping’ incredibile” portando i prezzi pubblicitari a dimezzarsi rispetto a quanto accade negli altri Paesi europei, dove tra l’altro la presenza di spot sulle emittenti pubbliche è molto più contenuta e limitata in certe fasce orarie, come succede in Germania o in Francia, o addirittura assente come in Spagna o in Inghilterra.

“Da due anni si parla della nuova convenzione tra la Bbc e lo Stato tramite una consultazione pubblica” mentre “in Italia non se ne è ancora parlato”. “E’ possibile che cosa sia il servizio pubblico lo debba definire la Rai stessa e non il governo? Perchè il Tg1 è servizio pubblico e il tg di Enrico Mentana non lo è? Perchè il programma di Lilli Gruber non è servizio pubblico e quello di Lucia Annunziata sì?”. “Qualcosa in più dal Governo me lo aspettavo, su questo tema”, ha detto, “non ha fatto nulla”.