17 febbraio 2016 | 16:45

Timidi segnali di ripresa tra gli italiani che nel 2015 si dividono tra la consapevolezza che nulla tornerà come prima della crisi e l’impegno per migliorare le proprie condizioni. I dati dello studio ‘Stetoscopio’ di mps

Dopo anni di rinunce e atteggiamenti di rassegnazione, tra gli italiani cominciano ad apparire i primi segni di ripresa con un “andamento verso la stabilizzazione” che, apparso timidamente nel 2014, si consolida nei 12 mesi appena conclusi. Questo il dato essenziale che emerge dalla ricerca ‘Stetoscopio – il sentire degli italiani’, presentata a milano il 16 febbraio.Giunta ormai alla sua quinta edizione, l’indagine quali-quantitativa è stata promossa da CheBanca!, Quixa, e Rds e realizzata da mps – evolving marketing research, analizzando le risposte degli italiani in relazione ad alcune macro-aree tematiche, ottenute attraverso colloqui di gruppo svoltisi ad aprile e e ottobre in 4 città italiane, e con 3000 interviste telefoniche. “Lo scopo non è quello di presentare il Paese in modo oggettivo, ma di analizzare il sentiment, cioè il sentire dei consumatori, che è poi l’elemento fondamentale per capire come va il mercato”, ha spiegato Antonio Federico Di Marco Pernice, amministratore delegato di mps, illustrando gli elementi principali del report.

Nella foto da sinistra: Petra Loreggian, conduttrice tv e radiofonica di Rds; Luca Prina, direttore centrale marketing e comunicazione di CheBanca!; Francesco Alleva, business director unit area imprese di Istud; Massimiliano Montefusco, direttore marketing e comunicazione di Rds; Luca Toscani, direttore sviluppo offerta di quixa; Antonio Federico Di Marco Pernice, ad di mps

Guardando ai dati, nel 2015 nell’ambito delle finanze famigliari la soglia di quanti giudicano il proprio bilancio ridotto scende al 18% (nel 2012 era al 48%), con una prospettiva di ulteriore abbassamento nel 2016. Cala il numero di chi ritiene di dover fare delle rinunce: dal 75% del 2013 si scende al 63% del 2015, con una diminuzione al 22 % di quanti dichiarano di aver rinunciato a tanto. “Non si fanno più tagli indiscriminati, ma le persone cercano di fare delle scelte che comunque non intacchino la qualità della vita”, spiega Di Marco.
Si mantiene la propensione al risparmio, un dato che Luca Prina, direttore marketing e comunicazione di CheBanca! lega a un aspetto psicologico, dato dal bisogno di “crearsi una stampella”, ostruirsi delle certezze sulle quali contare mentre attorno si respira instabilità.

Suddividendo i consumi in una piramide nella quale al vertice sono posizionato quelli ritenuti accessori e alla base gli essenziali, passando nelle fasce intermedie tra i procrastinabili e gli utili, nel 2015 si assiste soprattutto al ripopolamento della base, con spese che prima erano ritenute posticibabili e che ora tornano ad essere considerate importanti. Come le spese per le visite mediche, quelle legate alla cultura o all’istruzione dei figli.

Passando al pubblico, anche in questo caso si registra un miglioramento nel giudizio dato ai servizi forniti dallo Stato, come sanità e istruzione, ma rimane comunque un atteggiamento negativo verso le autorità politiche, percepite come incompetenti e inadeguate. Precipita invece il senso di sicurezza: unico elemento a registrare un peggiornamento rispetto agli anni precedenti, la discesa risulta particolarmente accentuata nel secondo semestre, soprattutto a causa degli attentati terroristici.

Passando all’informazione, parmane un giudizio critico. Si conferma la sensazione colta nel 2014 di ansia e presa di distanza emotiva verso i canali informativi, ma nel corso del 2015 si evidenzia anche un desiderio di cercare approfondimenti alle notizie, con la tv che resta il mezzo più comune, affiancato sempre più dalla Rete, tra i siti specializzati e i social network.

In ripresa il mezzo radio, un dato che Massimiliano Montefusco, direttore marketing e comunicazione di Rds, ha commentando parlando di come l’emittente ha costruito i suoi notiziari, usando “un modello a T”, in grado di garantire notizie generiche e sintetiche, alle quali si uniscono poi strisce di approfondimento, “i cosiddetti 100 secondi”, su temi di cronaca, economia o sport.

Se prima gli esempi da seguire erano gli anziani, oggi i veicolatori di nuovi valori sono i più giovani che, spiega la ricerca, si sono dimostrati più proattivi per affrontare la crisi. Non solo. “Da loro è partito anche un nuovo paradigma per interpretare e creare modelli di business diversi”, ha spiegato Francesco Alleva, business unit director area imprese di Istud: “non riducono più i processi di acquisto a mere transazioni economiche, ma li interpretano come una proposta e uno scambio di valore.

“Se prima il consumatore aveva un comportamento tattico, che aveva come obiettivo la ricerca del prezzo più vantaggioso, ora si osserva un approccio più maturo, capace di guardare sì al risparmio, ma anche alla qualità, elemento al quale non si è disposti a rinunciare”, ha concluso Luca Toscani, direttore sviluppo offerta di Quixa.

Insomma ha concluso Di Marco, ecco spiegato il significato del titolo della ricerca ‘Gli Italiani tra consapevolezza, impegno e prudente ottimismo’, nel quale vengono sintetizzati gli atteggiamenti emersi, con gli abitanti del Bel Paese “consapevoli che nulla più tornerà come prima, impegnati, per la forza dimostrata nel cercare di uscire dalla crisi, e ottimisti in modo prudente nel privato e prundentissimo verso le istituzioni”.