18 febbraio 2016 | 11:08

Consiglieri divisi sulle nomine Rai. Diaconale parla di scelte dall’impronta renziana; per Freccero premiato l’aspetto professionale e tecnico. Siddi: nomi che non hanno il sapore di lottizzazione politica

In attesa del Cda, che oggi sarà chiamato a votare i nomi indicati da Antonio Campo Dall’Orto per la direzione delle reti Rai, nella serata di ieri, 17 febbraio, alcuni consiglieri hanno espresso il loro parere sulle scelte del dg, dividendosi tra giudizi dubbiosi e timidi commenti positivi.

Arturo Diaconale (foto Olycom)

Le perplessità maggiori sono state espresse da Arturo Diaconale che, intervistato dall’Ansa, ha parlato di nomine con “un’impronta renziana, anche un po’ deludente”. “Sono nomine che in certi casi debbono trovare delle conferme”, ha detto, riferendosi a Gabriele Romagnoli che si troverà a gestire RaiSport, definita da lui un “progetto ancora tutto da definire”, e a Andrea Fabiano “che è giovane”.

Sulle due donne inserite nella squadra, Diaconale ha riconosciuto la professionalità di Ilaria Dallatana, sul cui nome però, ha spiegato, potrebbero esserci sospetti “di condizionamenti della politica per aver lavorato a stretto contatto con Giorgio Gori, che è uno dei sostenitori di Renzi”. Nettamente negativa la valutazione sulla scelta di Daria Bignardi per Rai3: “si rischia di passare da una rete con marcatura retrò a una rete con un taglio radical chic”, aggiungendo “una nomina non supportata da alcuna esperienza gestionale”.

“Rispetto ad altre nomine, mi pare che stavolta abbia vinto l’aspetto professionale e tecnico”, ha invece commentato Carlo Freccero, in un’intervista a Radio Capital. Freccero ha parlato di scelte criticabili, ma comunque positive. “Ho apprezzato il lavoro che ha fatto Dall’Orto, assieme alla presidente Monica Maggioni. Chissà quante pressioni hanno ricevuto”, ha detto. “Quando vedo questo elenco mi sembra che in fin dei conti si siano difesi dalle pressioni delle lottizzazzioni, dai suggerimenti, dai pizzini”.

Passandole in rassegna, Freccero parte da RaiUno, la rete che lui definisce con un ruolo di conservazione e tradizione. L’aver scelto un direttore di 40 anni come Fabiani, er il consigliere è segno della “volontà di rinnovare con prudenza”. “Rai1 è difficile toccarla”, ha spiegato. “E’ come Sanremo, non si può fare nulla. E’ immobile. Non è ancora stata colpita dalle onde gravitazionali”. Fiducioso sul nome di Ilaria Dallatana, sulla quale ha detto: “E’ una persona che stimo moltissimo, che può introdurre nella rete sangue nuovo. Conosce i nuovi generi della Tv, conosce il mercato internazionale. E ha fatto un ottimo lavoro con Magnolia”. Sul nuovo direttore di Rai4, Angelo Teodoli, Freccero ha parlato di “un suo protetto”, scelta che sembra “un proseguimento del mio ruolo, da Rai2 a Rai4″.

Carlo Freccero (foto Olycom)

Più critico il commento su Daria Bignardi: “Le sue interviste a Renzi sono troppo osannanti”, ha detto. “Daria Bignardi ha un’estetica, un gusto, va verso le novità. Ma bisogna perimetrare il suo punto di vista”.

“Mi sembra che con queste nomine si scommetta sulla novità e sulla professionalità, oltre che sulle scelte di genere e su cambi generazionali”, così ha commentato all’Ansa Franco Siddi, dando un giudizio generale, senza soffermandosi su nessun nome in particolare. Come Freccero ha parlato di scelte che “non hanno il sapore di antiche lottizzazioni”. “Il progetto di cambiamento comincia ad avere una visibilità più marcata: è la stagione della Rai che si riorganizza come azienda secondo lo spirito della nuova legge che affida le scelte al direttore generale e non a una trattativa estenuante su più tavoli. Da domani scatta la messa alla prova per tutti”.

Franco Siddi

Franco Siddi, consigliere Rai e presidente di Confindustria Radio Televisioni (CRTV)

“Non c’è dubbio che, accanto a personalità con un vissuto collaudato, ci siano proposte intriganti di cambiamento”, ha detto Siddi. “Non è il momento, come vedo da qualche parte, di liquidazioni precostituite, ma di una fiduciosa attesa, consapevoli che il giudizio finale non è quello di oggi, ma quello che si darà dopo i risultati. Certo è che la strada è nuova. Il giudizio può essere articolato, ma guardiamo oggi al complesso della novità. Quello che appare chiaro è che l’impronta è quella del direttore generale e non discende da alcun tavolo politico”.