19 febbraio 2016 | 15:21

Anzaldi sulle nomine Rai: scelte giuste, ora l’azienda può ripartire. La Bignardi? In questo momento Raitre o affonda o riparte

“Non so se risponde al vero l’indiscrezione secondo cui per i telegiornali, per eventuali nomine e per il piano di rilancio dell’informazione dopo lo stop al Piano newsroom, i tempi sarebbero più lunghi rispetto alle nomine dei direttori di testata. Intanto, però, anche rispetto ad alcune distorsioni che si sono presentate in questi mesi e continuano a presentarsi, ho fiducia nel lavoro di Carlo Verdelli e dell’Autorità di garanzia per le comunicazioni presieduta da Angelo Cardani”. Il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, intervistato dall’Ansa, ha commentato così le indiscrezioni sul rinvio delle nomine dei nuovi direttori dei telegiornali Rai a dopo le elezioni amministrative.

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

“Dati alla mano, sia dell’Osservatorio di Pavia che del monitoraggio Agcom”, ha aggiunto, “ho più volte segnalato il trattamento non equilibrato riservato dal Tg3 al Pd e alla maggioranza, così come episodi gravi quali l’oscuramento del ricordo delle Foibe o il servizio in fascia protetta con gli eroinomani che si bucano. Ancora ieri sera, peraltro, i telespettatori hanno assistito ad una vicenda singolare: il Tg3, unico dei tg Rai a farlo, nel primo servizio dedicato alle nomine dei nuovi direttori Rai, nel telegiornale di massimo ascolto alle ore 19, ha dato il benvenuto al nuovo direttore della sua rete, Daria Bignardi, parlando di una sua ‘stretta vicinanza al governo’”. “Una definizione senza fondamento, abbondantemente smentita, eppure sostenuta direttamente da chi ha realizzato il servizio”, ha detto, ribadendo dal suo punto di vista l’urgenza di una diretta valutazione da parte di Verdelli.

Sempre restando in tema RaiTre, in un’intervista pubblicata oggi dalla ‘Stampa’, Anzaldi ha definito Daria Bignardi una “novità assoluta”. In merito alla sua posizione politica, il deputato Pd ha detto: “non mi pare ascrivibile alla nostra parrocchia, ma ben venga se in quel posto è andata una personalità della parrocchia vicina alla mia”. “Diciamo che la Bignardi è di sinistra quando va nei salotti, mentre sul lavoro i suoi ritmi la fanno diventare di destra”, ha specificato. Definendo la redazione della terza reta Rai “irrigidita”,  si è augurato che questa mossa possa “servire sia a risollevare gli ascolti che a ridare centralità al servizio pubblico”; “in questo momento o Raitre affonda o riparte”.

Commentando in generale le scelte di Campo Dall’Orto, Anzaldi ha detto: “Credo che i nomi indicati possano garantire lo sblocco della macchina. Si tratta di una scommessa da parte dei vertici, e quindi se faranno bene tanto di cappello, diversamente chi li ha nominati ne trarrà le conseguenze”, citando il trascorso di Ilaria Dallatana in Mediaset come esempio dell’estraneità del governo con le nomine. “Negli anni passati si era toccato il fondo: risalire non è così proibitivo”, ha concluso.

Non proprio della stessa opinione Angelo Guglielmi. Direttore di Rai3 dal 1987 al 1994, in un’intervista a Repubblica, Guglielmi ha detto: “Non è una questione di nomi più o meno azzeccati. Questi o altri non conta. Contano il progetto e le risorse”. “Il renzismo di queste nomine sta in questo: hanno escluso quei pochi che avrebbero potuto garantire la voglia di cambiare”, ha spiegato, indicando Michele Santoro come un potenziale grande direttore per Raitre.

Comunque, le reali capacità di Antonio Campo Dall’Orto per trasformare la televisione pubblica, non dipendono dalla scelta dei direttori, ma “dalla sua capacità di fare della Rai una società di produzione che interessa anche il mercato estero, una televisione che guardi fuori e non alle solite platee sempre più ristrette. Perché se vuole lasciare che Rai1 cresca su Sanremo e don Matteo, non cambia nulla”.