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19 febbraio 2016 | 17:30

Twitter è il quarto social più usato, tra i suoi utenti almento 3 su 4 accedono settimanalmente e le sue pagine sono viste dal 40% degli internauti, anche se non sono iscritti. Ecco i tre motivi per non sottovalutarlo (INFOGRAFICHE)

Tra ricavi non proprio esaltanti e utenti che stentano a crescere, per Twitter l’ultimo periodo non è stato particolarmente esaltante. Ma stando a ben guardare, secondo il sito GlobalWebIndex, ci sono diverse ragioni per le quali il ceo Jack Dorsey non dovrebbe perdere il sorriso. E le ha raccontate in tre infografiche
Prima di tutto Twitter, guardando ai dati dell’ultimo trimestre 2015, resta sempre nella top five dei social più usati, occupando la quarta posizione in termini di utenti attivi mensilmente (21%). Se il divario con Facebook, che, manco a dirlo, guida la classifica (47%), e YouTube che occupa la seconda posizione (31%), è notevole, il sito di microblogging mantiene ancora un discreto margine da Instagram, che chiude la classifica (18%). Un  solo punto in percentuale lo separa invece da Google+, terzo in ordine di preferenze (22%).


Guardando alla frequenza di accesso, la metà degli utenti che utilizzano mensilmente al sito effettuano il login quotidianamente. Nello specifico, il 25% accede più volte al giorno, il 23% una volta al giorno, il 25% poi effettua accessi settimanali. Tre utenti su 4 dunque si immergono nei 140 caratteri almeno una volta a settimana, un dato molto positivo rispetto a quello di altri social come Tumbrl o Pinterest, che al mese registrano accessi con frequenze minori.

In ogni caso il numero di utenti attivi su base mensile non sarebbe il miglior paramentro per giudicare il potenziale di Twitter, ma piuttosto per misurare le performance di social come Facebook, per i quali è essenziale che l’utente abbia effettuato il login. In questo Twitter è ben diverso e le sue pagine possono essere visitate sia dagli utenti registrati che da quelli non registrati. Ogni mese in media più del 40% degli utenti on line al mondo passa dalle pagine del sito di microblogging, con tassi che vanno dal 31% europeo al 55% registrato in Medio Oriente e Africa. Ed è forse questo, conclude il sito, il proncipale asso che Twitter nasconde nella sua manica.