Mercato

19 febbraio 2016 | 17:04

Italia maglia nera tra i paesi del G7 per aiuto pubblico allo sviluppo. Insieme alla Grecia è l’unico paese europeo senza reddito minimo

di Giorgio Greco – L’Italia è ancora maglia nera tra i paesi del G7 per l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, mentre tra i paesi Ocse si ferma al 18esimo posto. A livello nazionale, la situazione non migliora: l’Italia e la Grecia sono infatti gli unici due paesi dell’Europa a 15 a non disporre di alcuno schema di reddito minimo. È il ritratto di un paese in forte ritardo, ma che può rialzarsi, quello che emerge dal rapporto L’Italia e la lotta alla povertà nel mondo – Un’agenda a 360°, presentato a Roma in occasione dell’evento “Italia-Brasile: la partita decisiva. Dall’eredità dell’Expo 2015 al countdown verso‪#‎Rio2016”.

Nel 2014 l’Aps dell’Italia si è fermato allo 0,19% del Pnl, ben lontano dallo 0,7% concordato a livello internazionale, che avrebbe dovuto raggiungere nel 2015. Il risultato è comunque migliore di quello del 2013 (0,17%), ma è stato ottenuto anche conteggiando come aiuti le risorse investite per gestire la crisi dei rifugiati sul territorio nazionale, pari a 600 milioni di euro, ovvero il 60% dell’aiuto bilaterale italiano. Fondi che non corrispondono a reali trasferimenti verso i paesi in via di sviluppo.

Considerando solo gli aiuti bilaterali destinati ai paesi in via di sviluppo, il 32% va all’Africa, mentre si registra una forte contrazione della nostra cooperazione in Asia (10%); l’Afghanistan (22.412.240 di euro nel 2014) resta il paese più finanziato, seguito da Etiopia (€ 20.243.069), Mozambico (€ 15.861.953) e Territori Palestinesi (€ 12.641.867). Dopo la spesa per i rifugiati che giungono in Italia, i settori in cui investiamo di più sono sviluppo umano, salute, educazione; agricoltura e sicurezza alimentare; promozione dei diritti umani; ambiente e patrimonio culturale.

“Ci auguriamo che il governo Renzi traduca gli annunci in realtà restituendo all’Italia un ruolo da protagonista, in linea con l’Agenda 2030 dell’Onu, trasformando l’eredità di Expo in impegni concreti per realizzare una vera democrazia del cibo. Sono necessarie politiche più coerenti e interventi meno frammentari, che privilegino gli stati fragili e meno avanzati” ha dichiarato Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid Italia, osservando che il piano triennale contro la povertà, inserito dal governo nella Legge di stabilità 2016, può segnare un’inversione di rotta. Paesi come il
Brasile, che si prepara a ospitare le Olimpiadi, hanno dimostrato – ha concluso De Ponte – che la povertà si può combattere con successo, lavorando insieme con la società civile e con un progetto strutturato”.

La direttrice dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Laura Frigenti, ha evidenziato che occorre un approccio che miri allo sviluppo in senso globale e che riguardI tutti i paesi in una visione planetaria.

Infine, il presidente dell’Inps, Tito Boeri ha osservato che non c’è nulla di inevitabile nella povertà. “Non basta però – ha aggiunto – la crescita economica per batterla: ci sarà sempre qualcuno che cadrà nelle maglie della povertà. Sono indispensabili politiche di contrasto che coinvolgano le istituzioni locali, affinché le facciano proprie e le mantengano nel tempo senza imposizioni dall’esterno. La seconda condizione necessaria è identificare davvero chi ha bisogno dell’aiuto. In paesi come l’Italia è più difficile individuare chi è più bisognoso: molti dei nostri programmi assistenziali vanno a beneficio del 20-30 per cento più ricco della popolazione invece che dei più poveri. Gli strumenti per realizzare tutto questo esistono, ma finora è mancata la volontà politica. La legge delega presentata in Parlamento è un’opportunità e deve andare avanti”.

Sono stati infine illustrati i dati di uno studio su Povertà e divario di genere, elaborato da ActionAid su dati Eurostat del 2013. Rivela che è la Lettonia il paese dove è maggiore il divario del rischio povertà a sfavore delle donne (4,3%), seguito da Lituania (4%), Estonia (3,8%) e Cipro (3,1%). L’Italia si assesta al 2,7%, mentre solo Danimarca, Spagna, Polonia, Ungheria e Slovacchia presentano un divario a sfavore degli uomini.