19 febbraio 2016 | 18:00

Modificare il testo di base sulla riforma dell’editoria per tutelare i pubblicisti. La richiesta di 17 vicepresidenti regionali dell’Ordine dei Giornalisti

Da parte di 17 vice presidenti regionali dell’Ordine dei giornalisti, in rappresentanza di quasi il 90% dei 75mila pubblicisti italiani, arriva attraverso un documento la richiesta affinché la Camera modifichi il testo base sull’editoria che andrà in aula lunedì 22.

I vice presidenti esprimono preoccupazione per norme che penalizzerebbero oltremodo i pubblicisti italiani, privandoli di una adeguata rappresentanza. Non una difesa corporativa, si legge, ma in favore della parte meno tutelata (anche se numericamente più consistente) dei giornalisti italiani. Colleghi che svolgono ogni giorno un lavoro senza il quale, dice il documento,  i quotidiani dovrebbero ridurre la foliazione e le emittenti radiofoniche e televisive i notiziari.
La preoccupazione dei vicepresidenti è condivisa dai vertici dell’Ordine nazionale dei giornalisti che, come è avvenuto per l’Equo compenso, si schiera dalla parte dei colleghi meno tutelati.

Ecco il testo disponibile sul sito dell’Ordine dei Giornalisti:

La riforma dell’Ordine dei giornalisti è necessaria. Ma il Parlamento non può farsi ingannare da slogan propagandistici che con la suggestione dei suoni cercano di nascondere la realtà.
Il mondo dell’informazione è cambiato. La differenza tra professionisti e pubblicisti non esiste più nei fatti. Sono migliaia e migliaia i pubblicisti che svolgono ogni giorno un lavoro senza il quale i quotidiani dovrebbero ridurre la foliazione e le emittenti radiofoniche e televisive i notiziari.
Sono colleghi invisibili, a volte anche dal punto di vista economico, che un’elite di giornalisti garantiti punta a penalizzare con l’obiettivo di impadronirsi dell’Ordine.
Il Parlamento non può approvare norme che penalizzerebbero i 75mila pubblicisti italiani. Esprimiamo forte preoccupazione per le evidenti manovre che, nell’ambito di un disegno di riforma che tutti auspichiamo, tendono a mortificare soprattutto la rappresentanza dei pubblicisti in Consiglio Nazionale.  Il sistema elettorale attuale garantisce la presenza di tutte le singole regioni, cosa che sarebbe impossibile assicurare se passasse l’ultima stesura del provvedimento che ipotizza la riduzione a 36 consiglieri di cui due terzi professionisti e un terzo pubblicisti. Di conseguenza, in Consiglio Nazionale, oltre 75 mila pubblicisti dovrebbero  essere rappresentati al massimo da 12 colleghi. I 25 mila professionisti, invece, da 24.
È facile prevedere che resterebbero, comunque, senza alcun consigliere le regioni con un minor numero di iscritti come  Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria,  Marche, Molise, Sardegna, Trentino Alto Adige, Umbria, Valle d’Aosta, mentre potrebbero avere serie difficoltà (almeno in una delle due rappresentanze) Emilia Romagna, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto.
Nell’ultima stesura della proposta di legge è stata inserita addirittura anche la condizione che i pubblicisti sono eleggibili solo se hanno una posizione previdenziale attiva. Si tratta di un ulteriore elemento di discriminazione che di fatto determinerebbe l’esclusione di pensionati e disoccupati. Categorie sulle quali non spende neanche una parola l’elite dei giornalisti garantiti,  che plaude a una riforma che dimentica di inserire la condizione che i contributi pubblici siano concessi solo agli editori che documentino di aver retribuito regolarmente e adeguatamente i giornalisti. Un problema posto, invece, dai vertici dell’Odg.
Noi siamo i primi a volere una riduzione di pletoriche assemblee (anche quelle della FNSI e dell’INPGI) ma senza penalizzare esclusivamente i pubblicisti che, da sempre, mantengono economicamente gli Ordini, regionali e nazionale.
Ci auguriamo che il Parlamento, nel definire la delega sulla riforma del nostro Ordine, riveda i criteri di riduzione e di attribuzione della rappresentanza delle due componenti della categoria.
I vicepresidenti degli Ordini regionali
1) Abruzzo Antonio Di Bacco
2) Basilicata Michele Buono
3) Calabria  Giuseppe Gigliotti
4) Campania Gennaro Guida
5) Emilia Romagna Emilio Bonavita
6) Friuli Venezia Giulia  Amos D’Antoni
7) Lazio  Gino Falleri
8) Liguria Dino Frambati
9) Lombardia Stefano Gallizzi
10)Marche Nicola Di Francesco
11) Molise  Domenico Bertoni
12) Piemonte Ezio Ercole
13) Puglia Natale Labia
14) Trentino-Alto Adige  Christine Helfer
15) Umbria Simona Maggi
16) Valle d’Aosta Michelle Meloni
17) Veneto Michela Canova