23 febbraio 2016 | 11:55

Slc Cgil sulla riforma dell’editoria: esclusi dal testo gli organi sindacali e le pubblicazioni scientifiche. Speriamo in un miglioramento dopo il passaggio in Parlamento

Incomprensibile l’esclusione degli organi di informazione delle organizzazioni sindacali e dei periodici specialistici a carattere tecnico o scientifico dai beneficiari del Fondo per il pluralismo. Lo sottolinea la Cgil, che in una nota della segreteria nazionale Slc punta il dito sull’ampia delega al governo prevista nel testo di riforma della legge sull’editoria approdata il 22 febbraio alla discussione nell’aula della Camera, augurandosi che il passaggio in Parlamento del testo possa determinarne “un significativo miglioramento”.

Nella nota si citano alcuni elementi positivi nel percorso fatto per arrivare alla stesura del testo come ad esempio il passaggio, scrive il sindacato, “dal rappresentare l’editoria come “un settore parassitario che succhia denaro pubblico” alla consapevolezza che si tratta invece “di un settore strategico per la democrazia in cui la funzione del pubblico è quella di supportare i processi virtuosi”.  Ma “la demagogia dell’antipolitica continua a far parte dello scenario”, denuncia il sindacato “unita all’approccio un po’ praticone del “faccio tutto io con una delega, tanto faccio in fretta e meglio” che accompagna tutto il cammino del Governo Renzi” .

Si può comprendere, prosegue il testo, “che siano esclusi dai benefici gli organi di informazione dei partiti, visto che questi godono di altre forme di sostegno. Non possiamo però fare a meno di chiederci come si possa istituire un Fondo per il pluralismo ed escludere dai beneficiari gli organi di informazione delle organizzazioni sindacali, ed anche i periodici specialistici a carattere tecnico o scientifico”.

La Cgil fa notare che i sindacati “sono elemento del pluralismo politico e sociale, e dunque il nesso con l’importanza della loro partecipazione alla formazione delle opinioni dei cittadini di un Paese democratico” è “innegabile”. E non si comprende – conclude la nota- “il motivo di voler affidare le pubblicazioni scientifiche e tecniche ai soli finanziamenti privati: quale arricchimento alla libertà di divulgazione scientifica si pensa di poterne ricavare?”