24 febbraio 2016 | 18:15

L’informazione in Rai ferma al ’900, dobbiamo adeguarci ai tempi e ai bisogni degli italiani, dice Verdelli in Commissione di Vigilanza. Botta e Risposta con Anzaldi: il nostro compito è informare, non tranquillizzare i cittadini

“Dal punto di vista dell’informazione, è come se l’orologio della Rai si fosse fermato nel ’900. Questo è evidente, è proprio un problema tecnico. Nei fatti siamo in un altro secolo e in un’altra civiltà”. Lo ha detto il direttore dell’offerta informativa Rai, Carlo Verdelli, oggi in audizione in Commissione di Vigilanza. “La più grande azienda culturale del paese ha un problema di adeguamento ai tempi e ai bisogni degli italiani, che sono gli azionisti di stragrande maggioranza della Rai, perché mettono due terzi del patrimonio dell’azienda. Gli italiani”, ha detto, “hanno bisogni diversi da quelli che la Rai al momento può garantire. Si tratta di trasportare un complesso intreccio di testate, telegiornali, radio, informazione digitale, al di là del ’900″.

Carlo Verdelli (foto Olycom)

“Mi è molto chiaro un limite del mandato che mi è stato assegnato, che è a tempo”, ha detto ancora. In 62 anni di storia della Rai se io lavoro per tre anni vuol dire che la mia è solo una frazione di una lunga storia. Avrò assolto bene o meno il mio compito a seconda di come riuscirò a passare la staffetta. Il mio mandato capita in un momento in cui se non si fanno certe cose, si rischia di non poterle fare più. Quando si viaggia in pianura si fa in tempo a recuperare, poi non più. Non c’è più tempo da perdere, perchè il tempo, in buona fede, in qualche modo si è perso. Abbiamo tutti di fronte una sfida indifferibile”.

“Fare tre tg della sera che hanno lo stesso elenco di titoli vuol dire presumere che esista un solo modo di dare le informazioni. Invece io li faccio suonare in maniera un po’ diversa. La mission è diversa. Anche per l’informazione regionale c’è un modo di fare informazione targata ’900 e uno nuovo”.

“La polemica dei sei microfoni per Renzi o Mattarella è una polemica interessante. Il problema non è tanto quello della razionalizzazione per non sprecare risorse. C’è anche un problema editoriale: per alcune testate la presenza in loco è importantissima, per altre dipende dal taglio che avranno, perché è evidente che dovranno avere dei tagli differenti”. “Quello dei talk show è un problema di questi anni – ha detto ancora -. Non c’è nel mondo una formula alternativa, bisogna lavorare. A fronte di un calo generale della tv generalista, bisogna rivedere i meccanismi narrativi dell’approfondimento. Gli ingranaggi dell’informazione sono complessi. Quello che non va fatto è dire che è colpa del mercato. Gli utenti hanno ragione, il problema è nostro”. Verdelli ha anche parlato del concorso per l’assunzione di cento giornalisti, svoltosi lo scorso anno. “In Rai ci sono 1534 o 1564 giornalisti – ha sottolineato -. Sono tantissimi e sono tantissime le cose che devono fare. I cento verranno certamente inseriti in alcuni punti in cui esistono emergenze di organico. La cosa importante è che vengano inseriti in modo che possano imparare e che non finiscano in strutture dove le qualità che li hanno portati a vincere vengano annegate in una struttura troppo grossa. Un’azienda che si può permettere nel 2015 di assumere giornalisti vede triplicare le sue responsabilità nei confronti del pubblico perché le altre aziende editoriali tagliano i lavoratori”

Parlando della scelta dei direttori dei telegiornali, e delle modalità con le quali verranno scelte, Verdelli ha detto: “il job posting, con i curricula, interni o esterni. Quello che conta per me è che i programmi vengono prima delle persone. Non mi appassiona il problema del quando, lo faremo quando ci saranno segni evidenti che la Rai ha cominciato a muoversi verso gli anni 2000. Allora quelli considerati adatti faranno questo cammino, gli altri verranno sostituiti”. “Se userò il Cencelli? – ha proseguito rispondendo a una dei parlamentari -. Mica tanto, io non ho mai lavorato con questo concetto. Questo non mi può essere attributo e chi mi ha scelto per questo ruolo lo ha fatto proprio per questo. Se sono stato scelto è perché non sono ascrivibile a nessun partito politico. C’è chi mi accusa di essere renziano. Io non ho mai conosciuto il premier, se lo incontro per strada lo riconosco perché l’ho visto in tv”.

 ”Rainews fa dei numeri troppo piccoli rispetto alle persone che ci lavorano e questa non è una cosa che una persona nella mia posizione può accettare”, ha detto poi, aggiungendo che il direttore scelto per la testata, Antonio Di Bella,  ha “una carriera invidiabile” e che “il fatto che Rainews sia al 21/mo posto nella classifica degli utenti unici lo prendo come un segnale di allarme grave”. “Se valga la pena fare un grande portale o affidarsi ai grandi marchi, come Tg1, Tg2, Tg3, sono temi del dibattito, ma l’importante è che il dibattito sia cominciato perché nessuno ha risposte certe nel mondo dell’informazione”.

Verdelli ha anche ricordato che è stato chiamato alla direzione di RaiSport Gabriele Romagnoli, “non perché il predecessore si fosse macchiato di grandi colpe, ma perché c’era bisogno di una narrazione dello sport un po’ diversa da quella fatta fino ad oggi. Il mestiere di chi dirige è prendere dei rischi affinché le cose migliorino nel senso dell’efficacia del racconto”. Il passaggio è stato ritenuto opportuno anche perché “gli italiani finanziano acquisti di due avvenimenti importanti come gli Europei e le Olimpiadi e l’azienda si carica di costi considerevoli”.

Verdelli è tornato sulle polemiche che nei giorni scorsi hanno coinvolto il segretario della Commissione di Vigilanza e deputato Pd Michele Anzaldi e le sue critiche al servizio pubblico, da Ballarò alla copertura sulla commemorazione delle vittime delle foibe.  “C’è una frase detta a proposito di un servizio di Ballarò, che ha preceduto l’aggettivo ‘incestuoso’ molto contestato. Anzaldi dice che la funzione del servizio pubblico deve essere quella di tranquillizzare i cittadini che hanno perso i risparmi e non di fomentare la paura. E’ una posizione legittima, ma non è la mia. Penso che la nostra funzione non sia quella di tranquillizzare, ma di informare. Penso che una delle ragioni per cui i giornali hanno perso così tanto e che hanno rinunciato alla loro funzione principale che è quella di informare senza esagerare nei toni”. “Penso che i cittadini debbano avere tutti gli elementi per farsi un’opinione. La bussola principale è questa. Tratto i cittadini come persone responsabili. Se si spaventano o angosciano fa parte della loro coscienza”.

“Sulle foibe lei fa riferimento al Tg3, perché Tg1 e Tg2 hanno ricordato le foibe”, ha detto rivolgendosi direttamente ad Anzaldi. “Non ha bisogno di convincere me che le foibe vadano ricordate. Può essere che il Tg3 non l’abbia fatto, ma la Rai nel complesso ha dato comunque informazione sulle foibe”.

“Un’azienda che si può permettere nel 2015 di assumere 100 giornalisti in più, mentre le altre aziende private tagliano personale, informazioni e servizi, è ancora più responsabile nei confronti del pubblico”, ha infine sottolineato durante l’audizione in commissione di Vigilanza Rai, Carlo Verdelli, a proposito dei vincitori del concorso per giornalisti che si è tenuto quest’estate.

“In Rai ci sono tantissimi giornalisti così come sono tante le cose che la Rai fa sul fronte dell’informazione”, ha spiegato Verdelli. “I cento giornalisti che hanno vinto il concorso saranno inseriti nei punti dove esistono emergenze di organico, ma è bene che, da un lato, vengano inseriti dove possono imparare, dall’altro, che non finiscano in strutture o posti dove le qualità che li hanno portati a vincere vengano annegate all’interno di una struttura troppo grossa e che possano, invece, dare il loro contributo per dare nuovo ossigeno. Cento persone che vengono dall’esterno sono tanta roba”.