25 febbraio 2016 | 10:19

L’Fbi chiede al ceo di Apple di creare una ‘back door’ per accedere ai dati sensibili degli iPhone. Cook: è l’equivalente in software del cancro. Twitter, Google e Facebook si schierano con lui

Apple intende aumentare la sicurezza dei suoi iPhone. Lo scrive il New York Times, mentre è ancora in corso il braccio di ferro tra Apple e l’Fbi che ha ordinato lo sblocco del melafonino di Syed Farook, il killer della strage di San Bernardino.

Come riporta l’Adnkronos, Apple, secondo il New York Times, sta sviluppando una nuova versione di iPhone dotata di tali sistemi di sicurezza che rendano “impossibile” entrare in un iPhone bloccato, anche se alle autorità federali venisse riconosciuta effettivamente l’autorità legale di costringere la compagnia a sbloccare i telefoni sospetti.

Tim Cook, ceo di Apple (foto Olycom)

Tim Cook, ceo di Apple (foto Olycom)

La scorsa settimana, infatti, un giudice californiano, su richiesta dell’Fbi, ricorda l’Adnkronos, ha ordinato ad Apple di decrittare lo smartphone di Farook, ed ora la compagnia ha fino a domani per rispondere all’ordine, mentre i suoi vertici hanno fatto sapere che intendono sfidarlo fino alla Corte Suprema.

Il ceo di Apple, Tim Cook, considera che sbloccare l’iPhone del killer di San Bernardino, sarebbe “una cosa negativa per l’America”. Perché, secondo Cook, come ha spiegato ad Abcnews, “alcune cose sono difficili, alcune cose sono giuste, ed alcune cose sono entrambe le cose, questa è una di quelle”. E ha aggiunto: il governo americano vuole che Apple sviluppi “l’equivalente in software del cancro” con la richiesta di creare una “back door” di accesso al suo smartphone.

“Saremo pronti a portare avanti fino alla fine questa questione”, ha dichiarato Cook, criticando come il dipartimento di Giustizia ha gestito la questione: “abbiamo saputo dell’intervento del magistrato dalla stampa, e non credo che una cosa così importante per il Paese debba essere gestita così”.

“Stiamo con Tim Cook e Apple”, ha twittato il ceo di Twitter Jack Dorsey e anche Mark Zuckerberg si è schierato con Cook: “non credo che l’adozione di una ‘back door’ possa aumentare la sicurezza”, ha dichiarato il fondatore di Facebook.

Anche per il ceo di Google Sundar Pichai, il rischio sarebbe quello di “compromettere la privacy”, qualora Apple accettasse le richieste dell’Fbi. Mentre per il fondatore di Microsoft Bill Gates, secondo il Financial Times, compagnie come Apple dovrebbero essere forzate a collaborare con le autorità in simili situazioni .