25 febbraio 2016 | 18:25

Campo Dall’Orto ha la capacità di guardare le cose all’interno di un sistema, dice la presidente Rai Maggioni a Mix24. Le nomine dei direttori di Rete? Un mix unico di storie e provenienze

“Competenza, storia, capacità di portare dentro a un racconto diverso e un mix, un insieme di cose per cui diverse persone, diverse storie, diverse provenienze insieme possono portare un valore che è più della somma dei singoli”. Lo ha detto la presidente della Rai, Monica Maggioni, in un’intervista, ripresa da diverse agenzie, a ‘Mix24′ di Giovanni Minoli su Radio 24, dicendosi soddisfatta delle nomine “per questo valore: per il valore dell’insieme, per la diversità che insieme queste persone riescono a esprimere. Ho visto una prima riunione tra loro, lunedì, ed è stata una bella ‘photo de famille’, come dicono i francesi”. Sul rapporto con Antonio Campo Dall’Orto, Maggioni, riconoscendo al dg la “capacità di guardare le cose all’interno di un sistema, non una per sé”, con “uno sguardo che è più ampio e vede un sistema in movimento”, ha spiegato che tra loro non ci sono mai stati conflitti. Parlando poi della nuova legge che dà al dg poteri da amministratore delegato ha detto: “Saluto con grande favore il fatto che ci sia una legge che permette di evitare questo dualismo che è stato nefasto per l’azienda”.

Monica Maggioni (foto Olycom)

Alla domanda di Minoli sull’opportunità di “raccontare cosa deve essere il servizio pubblico”, prima di effettuare le nominare, Maggioni ha risposto: “Verissimo in un mondo ideale. Purtroppo bisogna tenere insieme la volontà di spiegare e poi fare, con la necessità di fare alcune cose in fretta”, ribadendo come per lei la necessità di “rilegittimare la Rai” oggi sia per lei un tema centrale.

Sempre parlando di programmi, alla domanda se debbano o meno essere tutti rifatti, la presidente Rai ha detto: “Io non sono mai per il buttare via tutto, però insomma molti, moltissimi”.

Infine un riferimento al canone, una tassa “odiata” dagli italiani. “E’ la garanzia che dietro alla Rai c’è un sistema che fa sì che la Rai non stia facendo gli interessi di nessuno nello specifico. Ogni polemica che ogni mattina scoppia sulla Rai e’ la garanzia del servizio pubblico. Io non potrei fare polemica su un privato che decidesse di andare in una direzione precisa”, ha detto Maggioni, spiegando come serva “per avere la possibilità di un immaginario di questo Paese non governato da nessun altro, per dare la possibilità di capire, di comprendere di più, di fare i discorsi che facevamo noi fino a un minuto fa, senza che questo serva a un padrone preciso, a un editore preciso, a una persona precisa”. “Certo”, ha aggiunto, “bisogna dare qualcosa in cambio”.

A proposito delle polemiche per l’inserimento nella bolletta, Maggioni ha spiegato che “le discussioni sono ancora una volta lo specchio di interessi contrastanti, tecnicamente cercheremo di fare in modo che sia facile e soprattutto stiamo predisponendo una serie di strumenti perché chiunque abbia un problema, o voglia un chiarimento, possa averlo in tempo reale”. Quanto alla concessione che consente alla Rai di raccogliere in esclusiva il canone, Maggioni ha detto: “Lo auspico, sarebbe una sconfitta per questo Paese, per il tasso di democrazia di questo Paese. Cosa sta accadendo in Polonia rispetto al servizio pubblico ci spiega perché c’è un legame diretto tra tasso di democrazia di un Paese e la forza del suo servizio pubblico”. E sull’osservazione che altri editori vorrebbero quote di canone proponendo programmi e progetti di servizio pubblico il presidente Rai risponde: “Diciamo che gli altri editori è meglio che ripianino i loro bilanci con la loro abilità manageriale. La Rai è in grado di fare il servizio pubblico, in pieno, senza avere nessuno che viene in soccorso su questo. Certo, dovremo essere molto bravi”.

“Assolutamente no”. Così ha poi risposto a Giovanni Minoli che le chiedeva se fosse amareggiata per le parole del direttore dell’offerta informativa, Carlo Verdelli, che ieri in Commissione di Vigilanza aveva detto: “Rainews fa dei numeri troppo piccoli rispetto alle persone che ci lavorano”. “Ero a Bruxelles”, non l’ho sentito, ha proseguito, che ha diretto la testata prima di passare alla presidenza della tv pubblica. “Il tema è che c’è stata una rifondazione, una rinascita di Rainews quando sono arrivata. C’è stato un gruppo di giornalisti che ha lavorato contro…”. “Ma c’è troppa gente?”, ha insistito Minoli. “Assolutamente no. Abbiamo lavorato contro tutta la burocrazia dell’azienda. Ci sono cento persone che fanno 24 ore di televisione, il resto lo fan gli altri. Esperimento straordinario, da lì si può costruire per andare avanti”.