29 febbraio 2016 | 17:05

Con il taglio a 36 membri a rischio il funzionamento del Consiglio Nazionale. Le preoccupazioni dell’Ordine dei Giornalisti per le ripercussioni della legge in discussione alla Camera

Il Comitato esecutivo dell’Ordine nazionale dei Giornalisti esprime “preoccupazione” per le “ripercussioni negative della proposta di legge in discussione alla Camera, che prevede un drastico ridimensionamento del Consiglio nazionale”. Il testo, si legge in una nota dell’Ordine pubblicata oggi sul sito Odg.it, ipotizza la riduzione della composizione del Consiglio nazionale fino ad un massimo di 36 consiglieri, di cui due terzi professionisti e un terzo pubblicisti.

La riforma, inserita nella proposta di legge sull’editoria, secondo viene espresso nella nota, “mette in pericolo il funzionamento dell’Ordine”, con la riduzione numerica dei membri che rischierebbe “di creare delle forti penalizzazioni soprattutto per gli Ordini regionali con un minor numero di iscritti come  Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria,  Marche, Molise, Sardegna, Trentino Alto Adige, Umbria, Valle d’Aosta, mentre potrebbero avere serie difficoltà (almeno in una delle due rappresentanze) Emilia Romagna, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto”.

Enzo Iacopino (foto Olycom)

Enzo Iacopino, presidente dell’Odg (foto Olycom)

“Il Comitato esecutivo ritiene imprescindibile che venga garantita la presenza in Consiglio Nazionale di rappresentanti di tutte le regioni conformemente a quanto avviene in altri di enti di categoria”,  mentre “ritiene discriminatorio un rapporto di rappresentanza così punitivo nei confronti dei Pubblicisti:  rappresentano il 70 per cento degli iscritti all’Ordine, sono quelli che hanno maggiore necessità di tutele,  rivendicano il diritto ad un’equa rappresentanza e non accettano di diventare solo i sovvenzionatori dei Consigli Regionali e Nazionale dell’Ordine”.

“Quel che occorre”, concluede la nota “è una riforma organica e non uno spot per assecondare i disegni di chi si illude di impadronirsi dell’Ordine per mettere anche questo organismo al servizio degli editori, come è stato già fatto in altre sedi vanificando ogni istanza sindacale”.