01 marzo 2016 | 15:31

La diffusione dei nostri giornali continuerà a diminuire, dice il tycoon della finanza Warrenn Buffett. Ma l’abbiamo messo in conto quando li abbiamo acquistati

Warren Buffett, uno degli uomini più ricchi del mondo, ogni anno a fine febbraio scrive una lettera agli azionisti della Berkshire Hathaway, la holding della quale è presidente e azionista di maggioranza, nella quale oltre a parlare delle performance delle diverse compagnie controllate, che spaziano dal mondo del food, ai media, passando per il settore auto, fa alcune considerazioni sull’economia in generale.NiemanLab si è focalizzata proprio sulle osservazioni che nella sua ultima missiva Buffett ha fatto in merito al settore media, visto che di Berkshire è BH Media, una delle 10 più grandi editrici americane, che pubblica un’ottantina tra quotidiani e settimanali, molti dei quali legati a realtà locali.

Warrenn Buffett

L’ingresso di Buffett nel mondo dell’editoria è datato 2012. In molti avevano giudicato i suoi acquisti come una prova della forza del settore e vista anche la successiva discesa in campo di Jeff Bezos con il Washington Post e di John Henry con il Boston Globe si era parlato di un intervento del miliardario per adeguare i giornali alla nuova era digitale. In realtà oggi, a distanza di tempo, NiemanLab constata come i giornali di Buffett abbiano dovuto affrontare gli stessi tagli e problemi del resto dell’industria media e non abbiano al contrario avuto l’esplosione che ha positivamente coinvolto e investito il Washington Post o il Boston Globe.

Nell’analisi agli azionisti del 2012, Buffett parlava positivamente dei giornali locali, che giudicava “indispensabili” per una parte dei lettori delle comunità locali. Se dopo due paragrafi con il racconto della politica estera del Pakistan, diceva agli azionisti il miliardario, il lettore si stanca, un simile rischio non si corre quando il lettore sta leggendo qualcosa che lo riguarda direttamente, più da vicino. Come le cronache locali appunto.

Nelle due lettere successive, nel 2013 e nel 2014, nessuna considerazione. E ora il brevissimo accenno nella lettera sul 2015, che però, dice Niemalab, non può essere considerato di  conforto, visto che è inserita nel capitolo ‘Important Risks’. “La diffusione dei nostri giornali continuerà a diminuire, una certezza che abbiamo messo in conto quando li abbiamo acquistati”.

La costatazione di una situazione negativa, che era già stata messa in conto, e in un certo senso da affrontare, come già fatto in altre circostanze dalla compagnia, adattandosi al mercato. Secondo Niemanlab Buffett non può essere considerato un cattivo editore, semplicemente un editore che non si è distinto nella sua gestione. Ma ora è proprio di questo che l’industria media ha bisogno, cioè di qualcuno che sia capace di distinguersi.

In una lettera del 1989 tracciando il bilancio degli affari realizzati fino a quel momento, Buffett parlava di alcuni suoi errori, che lo avevano portato alla conclusione che sia meglio acquistare una compagnia meravigliosa a un prezzo equo piuttosto che una buona compagnia a un prezzo fantastico. Insomma, conclude il sito anche guardando a queste considerazioni, oggi i giornali, nonstante le difficoltà che stanno affrontando e l’impossibilità di fornire alti profitti come nei decenni scorsi, sono ancora considerati appetibili. Bisogna campire però fino a quando durerà questo effetto e soprattutto se Buffett o i suoi successori agiranno nel mondo dell’editoria facendo un’eccezione rispetto alla regola che ha guidato i suoi affari fino a questo momento.