01 marzo 2016 | 18:14

Arrestato in Brasile il vice presidente di Facebook per l’America Latina. Le autorità accusano il social: mancata collaborazione nelle indagini sul narcotraffico

La polizia federale brasiliana ha arrestato stamane a San Paolo il vicepresidente di Facebook per l’America Latina, Diego Dzodan. Secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, le forze dell’ordine avrebbero agito su mandato disposto da un giudice della città di Lagarto, nello Stato di Sergipe (nord-est). Il motivo, secondo gli agenti, è stata la mancanza di collaborazione di Facebook in indagini aventi ad oggetto messaggi su WhatsApp, l’app di messaggistica istantanea di proprietà del social di Mark Zuckerberg. Non è la prima volta che tra Facebook e le autorità brasiliane si registrano scintelle. A dicembre un giudice aveva bloccato temporaneamente il servizio di messaggistica per non aver collaborato nell’ambito di un processo per traffico di stupefacenti, negando alle autorità l’accesso ai messaggi di un sospettato.

Diego Dzodan, vice presidente di Facebook Latin America

A stretto giro è arrivata la reazione di Facebook, che ha parlato di  “una decisione estrema e non proporzionata”. “Siamo sempre stati disponibili e continueremo ad esserlo a collaborare con le autorità”, ha detto un portavoce della società parlando con il sito tecnologico Gizmodo. “Siamo rammaricati della scelta di scortare un dirigente Facebook presso una stazione di Polizia in relazione al caso che coinvolge WhatsApp, che opera separatamente da Facebook”

Una delusione che traspare anche dalle dichiarazioni rilasciate da Whatsapp all’agenzia Ansa. “Siamo molto delusi del fatto che l’applicazione della legge sia arrivata a questo punto estremo. WhatsApp non può fornire informazioni che non ha. Abbiamo collaborato al massimo delle nostre capacità in questo caso e se da una parte rispettiamo il lavoro importante delle forze dell’ordine, dall’altra siamo fortemente in disaccordo con la loro decisione”.

“Non siamo in grado di fornire informazioni che non abbiamo, la polizia ha arrestato qualcuno su dati che non esistono. Inoltre, WhatsApp e Facebook funzionano in modo indipendente, quindi la decisione di arrestare un dipendente di un’altra società è un passo estremo e ingiustificato”, aggiunge il portavoce di WhatsApp. “Non possiamo commentare questa indagine specifica, se non per dire che abbiamo collaborato per quanto abbiamo potuto vista l’architettura del nostro servizio – sottolinea la società – WhatsApp non memorizza i messaggi delle persone. Li trattiene fino a che non vengono consegnati, dopo esistono solo sui dispositivi degli utenti. Inoltre – conclude – abbiamo messo in atto un forte sistema di crittografia ‘end-to-end’, che significa che i messaggi delle persone vengono protetti dai criminali online. Nessuno, ne’ WhatsApp o chiunque altro può intercettare o compromettere i messaggi degli utenti”.