Editoria

02 marzo 2016 | 18:07

Via libera della Camera alla legge di riforma dell’editoria. Ecco come sarà finanziato il fondo (TESTO)

 Primo via libera alla legge che istituisce il nuovo fondo per l’editoria. Il testo, approvato con 292 voti favorevoli, 113 no e 29 astenuti, passa ora al Senato. Tutta l’opposizione non ha dato il suo ok al provvedimento, ma è soprattutto il Movimento 5 Stelle a contestare le misure contenute, che servirebbe a tenere la stampa “al guinzaglio”. Insorge anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti, ma tra gli addetti al settore le voci non sono unanimi e il sindacato plaude alla riforma.

La normativa, come spiega l’agenzia Ansa, rivede le fonti di finanziamento del fondo: ad alimentarlo saranno non solo le risorse statali destinate al sostegno dell’editoria quotidiana e periodica, ma anche quelle per le emittenti locali. Previsto, inoltre, l’utilizzo di una quota, fino a 100 milioni di euro annui per il periodo 2016-2018, delle eventuali maggiori entrate derivanti dall’introduzione del canone Rai in bolletta. Ci sarà anche un contributo di solidarietà da parte dei concessionari di pubblicità su tv e stampa (lo 0,1% del reddito complessivo annuo). Grazie ad un emendamento della Commissione Bilancio, non saranno incluse le somme riscosse per le multe Agcom.

Roberto Rampi, relatore della proposta di legge (foto Titter.com)

Il testo delega, inoltre, il governo a ridefinire l’intera disciplina, partendo dalla platea dei beneficiari. Tra questi potranno esserci, oltre alle tv locali, le cooperative giornalistiche e gli enti senza fini di lucro, ma non i giornali di partito. Ulteriori requisiti riguardano il regolare adempimento degli obblighi derivanti dai contratti di lavoro e l’edizione della testata in formato digitale. L’ammontare del contributo dipenderà dal numero di copie annue vendute e utenti unici raggiunti, oltre che, in base a un emendamento della Bilancio, dal numero di giornalisti assunti. Il governo dovrà inoltre stabilire criteri più stringenti di quelli attuali per per il ricorso ai prepensionamenti dei giornalisti e nuove regole per il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti (il numero dei componenti non potrà essere superiore a 36). Dovrà, inoltre, innovare il sistema distributivo nell’ottica di una maggiore liberalizzazione.

“Il governo – attaccano i parlamentari M5S – continua a regalare soldi pubblici agli amici editori e in questo modo, con uno scambio di reciproci favori, tiene la stampa guinzaglio”. “Stiamo compiendo un primo passo verso una legge organica per l’editoria che garantisca il pluralismo e l’innovazione dell’informazione”, sottolinea, sul fronte opposto, la deputata Milena Santerini (Democrazia Solidale). Protesta il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, per un provvedimento che riduce il numero dei consiglieri e “non recepisce quanto proposto dal Consiglio dell’Odg”. Secondo la Fnsi, invece, “la revisione e l’aggiornamento di norme risalenti a epoche lontane possono contribuire a chiudere i processi di ristrutturazione aziendale ancora in corso e a porre le basi per una ripresa del mercato e dell’occupazione”.

Ecco di seguito il contenuto del testo unificato, disponibile sul sito Camera.it:

Il testo unificato A.C. 3317- 3345 -A  – come modificato a seguito dell’esame in Assemblea – prevede l’istituzione presso il Ministero dell’economia e delle finanze del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione di cui la legge di stabilità 2016 ha previsto l’istituzione presso il Ministero dello sviluppo economico. Inoltre, delega il Governo a ridefinire la disciplina del sostegno pubblico all’editoria, nonché quella relativa ai prepensionamenti dei giornalisti e al Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Ulteriori disposizioni riguardano l’esercizio della professione di giornalista e la Commissione per la valutazione dell’equo compenso nel lavoro giornalistico.

1) Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione
L’art. 1 prevede l’istituzione  presso il Ministero dell’economia e delle finanze del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione di cui l’art. 1,  co. 160, primo periodo, lett. b), della L. 208/2015 ha previsto  l’istituzione presso il Ministero dello sviluppo economico.

Al Fondo affluiscono:
a)le risorse statali destinate al sostegno dell’editoria quotidiana e periodica;
b)le risorse statali destinate all’emittenza radiofonica e televisiva in ambito locale;
c)quota parte – fino a 100 milioni di euro annui per il periodo 2016-2018 – delle eventuali maggiori entrate derivanti dal canone RAI;
d)le somme derivanti dal gettito annuo di un contributo di solidarietà, pari allo 0,1% del reddito complessivo dei: concessionari della raccolta pubblicitaria sulla stampa quotidiana e periodica, sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi e digitali; società operanti nel settore dell’informazione e della comunicazione che svolgano raccolta pubblicitaria diretta; altri soggetti che esercitano l’attività di intermediazione nel mercato della pubblicità attraverso la ricerca e l’acquisto, per conto terzi, di spazi sui mezzi di informazione e di comunicazione, con riferimento a tutti i tipi di piattaforme trasmissive, compreso internet.

Il Fondo è ripartito annualmente tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dello sviluppo economico, per gli interventi di rispettiva competenza, sulla base dei criteri stabiliti con DPCM, sentite le Commissioni parlamentari.

Alcuni criteri per la ripartizione sono peraltro già indicati. In particolare, una determinata percentuale del Fondo potrà essere destinata al finanziamento di progetti comuni che incentivino l’innovazione dell’offerta informativa nel campo dell’informazione digitale attuando obiettivi di convergenza multimediale.

2) Ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici e sostegno agli investimenti per l’innovazione dell’offerta informativa
L’art. 2, co. 1-2 (ad eccezione della lett. l)), delega il Governo a ridefinire la disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici e a incentivare gli investimenti per l’innovazione dell’offerta informativa.

In particolare, si prevede la ridefinizione della platea dei beneficiari dei contributi, stabilendo quale condizione necessaria per il finanziamento l’esercizio esclusivo di un’attività informativa autonoma e indipendente, di carattere generale e la costituzione come:
cooperative giornalistiche;
enti senza fini di lucro;
limitatamente a tre anni dalla data di entrata in vigore della legge, imprese editrici di quotidiani e periodici la maggioranza del cui capitale è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali senza fini di lucro.

Inoltre, si prevede il mantenimento dei contributi, con la possibilità di definire criteri specifici sia per i requisiti di accesso, sia per i meccanismi di calcolo dei contributi, per:
imprese editrici di quotidiani e di periodici espressione delle minoranze linguistiche;
imprese ed enti che editano periodici per non vedenti e ipovedenti;
associazioni dei consumatori;
imprese editrici di quotidiani e di periodiciitaliani editi e diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero.

Sono, invece, esclusi esplicitamente dai contributi: organi di informazione di partiti o movimenti politici e sindacali; periodici specialistici; imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate in borsa.

Ulteriori requisiti riguardano la riduzione a due anni dell’anzianità di costituzione dell’impresa e di edizione della testata, il regolare adempimento degli obblighi derivanti dai contratti collettivi nazionali o territoriali di lavoro, l’edizione della testata in formato digitale (eventualmente anche in parallelo con l’edizione in formato cartaceo), l’obbligo di dare evidenza, nell’edizione, di tutti i contributi e finanziamenti ricevuti; l’obbligo di adottare misure idonee a contrastare ogni forma di pubblicità lesiva dell’immagine e del corpo della donna.

I criteri direttivi per il calcolo dei contributi riguardano: la previsione di un tetto massimo al contributo liquidabile a ciascuna impresa, il superamento della distinzione tra testata nazionale e testata locale, la graduazione del contributo in funzione del numero di copie annue vendute (comunque non inferiore al 25 per cento delle copie distribuite per la vendita), la valorizzazione delle voci di costo legate alla trasformazione digitale, la previsione di criteri premiali per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori di età inferiore a 35 anni e per azioni di formazione, nonchè per l’attivazione di percorsi di alternanza scuola-lavoro, la previsione di criteri di calcolo specifici per le testate on line che producono contenuti informativi originali.

Altri criteri direttivi riguardano la definizione di regole di liquidazione dei contributi quanto più possibili omogenee e la semplificazione del procedimento, per accorciare i tempi di liquidazione, nonché l’introduzione di incentivi agli investimenti in innovazione digitale e di finanziamenti per progetti innovativi presentati da imprese editoriali di nuova costituzione.

Nell’ambito della delega, si prevede, inoltre, l’incentivazione fiscale degli investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani e periodici, riconoscendo un particolare beneficio agli inserzionisti di micro, piccola o media dimensione e alle start up innovative.

I decreti legislativi devono essere adottati entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge.

L’art. 3, co. 1-3, reca disposizioni applicabili a decorrere dai contributi relativi all’anno 2016 e che riguardano, fra l’altro, il contributo massimo liquidabile a ciascuna impresa, l’erogazione del contributo in due rate, i tempi e le modalità di presentazione delle domande, l’introduzione della definizione di testata.

3) Innovazione del sistema distributivo e altre disposizioni per la vendita dei giornali
L’art. 2, co. 1 e 2, lett. l), delega il Governo a innovare il sistema distributivo. I criteri direttivi attengono a: attuazione del processo di progressiva liberalizzazione, assicurando agli operatori parità di condizioni, in particolare con divieto di sospensioni arbitrarie delle consegne,  garantendo il pluralismo delle testate in tutti i punti vendita e introducendo parametri qualitativi per l’esercizio dell’attività; la promozione, di concerto con le regioni, di un regime di piena liberalizzazione degli orari di apertura dei punti di vendita, e la rimozione degli ostacoli che limitano la possibilità di ampliare l’assortimento di beni e di fornire intermediazione di servizi; la promozione di sinergie strategiche tra punti vendita; il completamento dell’informatizzazione delle strutture.

La lett. l-bis) reca disposizioni specifiche per i canali di vendita online, in particolare escludendo la limitazione dell’impresa editoriale nella propria autonomia di definizione di contenuti, prezzi, formula commerciale e modalità di pagamento.
Anche questi decreti legislativi devono essere adottati entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge.

L’art. 4 limita, a decorrere dal 1° gennaio 2017, la previsione relativa alla garanzia della parità di trattamento delle diverse testate da parte dei punti vendita esclusivi (artt. 2 e 4 d.lgs. 170/2001), alle “pubblicazioni regolari”, in occasione della loro prima immissione nel mercato e definisce che cosa si intende per “pubblicazioni regolari”. Anche le imprese di distribuzione devono adeguarsi a tale novità.

4) Ridefinizione della composizione e delle attribuzioni del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e della disciplina in materia di prepensionamenti dei giornalisti
L’art. 2, co. 4-5, delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi finalizzati:
alla razionalizzazione del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, relativamente alle competenze in materia di formazione, ai procedimenti relativi ai ricorsi in materia di iscrizioni o di cancellazioni dall’albo o dagli elenchi, nonchè in materia disciplinare ed elettorale (in particolare eliminando la facoltà di cumulo delle impugnative dei provvedimenti dei consigli regionali dell’ordine al Consiglio nazionale con quelle giurisdizionali, ferma restando la possibilità di proporre ricorso straordinario al Presidente della Repubblica nel caso di impugnativa al Consiglio nazionale), alla riduzione del numero dei componenti fino ad un massimo di 36, di cui due terzi professionisti e un terzo pubblicisti, all’adeguamento del sistema elettorale;
all’incremento – nella direzione di un progressivo allineamento con la disciplina generale – dei requisiti di anzianità per il ricorso agli ammortizzatori sociali e ai prepensionamenti per i giornalisti; la revisione della procedura per il riconoscimento degli stati di crisi delle imprese editoriali ai fini dell’accesso agli stessi prepensionamenti.

Anche questi decreti legislativi devono essere adottati entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge.
5) Esercizio della professione di giornalista
L’art. 3-ter specifica che nessuno può esercitare la professione di giornalista, nè assumere il relativo titolo, se non è iscritto nell’elenco dei professionisti o in quello dei pubblicisti dell’albo istituito presso l’ordine regionale o interregionale competente. Rimangono ferme le sanzioni già previste a legislazione vigente.

6) Commissione  per la valutazione dell’equo compenso nel lavoro giornalistico
L’art. 3-bis prevede che la Commissione per la valutazione dell’equo compenso nel lavoro giornalistico (art. 2 L. 233/2012) dura in carica fino all’approvazione della (nuova) delibera che definisce l’equo compenso e al completamento degli ulteriori adempimenti in materia.
Una prima delibera è stata adottata dalla Commissione nel giugno 2014.