Protagonisti del mese

04 marzo 2016 | 8:56

Ecco la nuova Enel

Un rebranding accattivante per lanciare il forte concetto strategico dell’Open Power (sia in senso energetico sia di forza), che comprende tutto: dalle partnership industriali a una maggiore trasparenza e interazione con forze sociali, clienti e cittadini

È lo stupefacente atrio di 33mila metri quadrati dell’avveniristico quartier generale di Endesa a Madrid, un’eccellenza per ecosostenibilità firmata dallo studio americano Kpf, la scena ideale per il mega evento che si è tenuto a Madrid il 26 gennaio nel corso del quale i vertici del Gruppo Enel hanno svelato il nuovo logo.

Che non si tratti di un lezioso artificio estetico è cosa certa. Davanti ai top manager arrivati dalle aziende del gruppo disseminate nel mondo e a rappresentanti del mondo dell’informazione, l’amministratore delegato Francesco Starace ha chiarito che Enel si configura come “un gruppo innovativo e sostenibile che lavora per diffondere ed espandere il contenuto tecnologico delle sue attività, per garantire la sicurezza energetica e migliorare i nostri servizi a livello globale”. È il via di quella che viene presentata come una nuova era per Enel che, con un’abile operazione di copyright, viene intitolata Open Power.

Per capire di che cosa si tratta e come si sta trasformando Enel partendo proprio dal nuovo logo, abbiamo intervistato Ryan O’Keeffe, dall’ottobre del 2014 capo della comunicazione globale del gruppo, sudafricano di nascita, poco più che trentacinquenne, arrivato direttamente da Finsbury, sofisticata società di consulenza strategica internazionale. O’Keeffe in un anno e mezzo ha trasformato il sistema comunicativo del gruppo che ha la casa madre in Italia ed è presente in 30 Paesi con 61 milioni di clienti, e che sta vivendo una vera mutazione storica con l’irruzione delle nuove tecnologie, è impegnato nelle fonti di energie rinnovabili (entro il 2050 vuole essere una società interamente senza emissioni CO2) e che adesso punta anche allo sviluppo della banda larga. Dice Ryan O’Keeffe “che il logo è solo il risultato visivo, l’elaborazione di tutta la strategia che chiamiamo Open Power. Se non si capisce questo, il logo conta poco”.

Prima – E allora partiamo dall’Open Power.

Ryan O’Keeffe – Mi lasci prima dire una cosa. L’ultima volta che abbiamo cambiato logo era il 1998. Stiamo parlando di nove anni prima che vedesse la luce l’iPhone e dello stesso anno in cui fu fondato Google.

L’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 469 – Marzo 2016
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