Protagonisti del mese

04 marzo 2016 | 8:55

Domus sull’auto di domani

Inutile essere nostalgici: le vetture tradizionali lasceranno il posto al pilota automatico. Parola di Maria Giovanna Mazzocchi, che festeggia i 60 anni di Quattroruote con un convegno tutto al futuro. Mentre l’altra storica testata di casa Domus arriva al numero ‘Mille’

Lo dice l’architetto urbanista Stefano Boeri. Lo conferma il grande designer Walter de Silva e, a ruota, sposano la sentenza il sociologo Francesco Morace e il saggista americano Lukas Neckermann: presto, molto più presto di quanto si immagini, smetteremo di guidare le nostre auto. Il futuro ci riserva una mobilità privata fatta di ‘cellule’ su quattro ruote, a forma di uovo, autoguidate da computer e algoritmi capaci di portarci ovunque in sicurezza, a velocità programmate. Le vecchie e tradizionali automobili saranno uno sfizio per ricchi, che si sfogheranno a ricordare i bei tempi in circuito. Sgasando. Quattroruote, la bibbia degli automobilisti italiani, celebra il suo sessantesimo compleanno e, insieme, mette in scena lo spettacolo di un futuro senz’auto. O almeno senza l’auto che per oltre un secolo è stata protagonista delle nostre vite.

Nella foto: Maria Giovanna Mazzocchi e Sofia Bordone

Il 4 febbraio, al ‘Quattroruote Day’ sotto le volte dell’UniCredit Pavilion di piazza Gae Aulenti a Milano, ascolta il vaticinio la platea più qualificata dell’automotive italiano. In preoccupato silenzio. L’unico che prova a riscaldare i cuori è Luca Cordero di Montezemolo, omaggiato del premio Gianni Mazzocchi 2016. Ma anche lui può solo giocare di ricordi, non fosse altro per il suo attuale ruolo di presidente Alitalia. E di azionista di Italo. Che sia spregiudicatezza o lucido realismo, la scelta di Quattroruote colpisce nel segno. “Non avrebbe senso chiudersi in un bunker e non vedere la realtà”, dice Maria Giovanna Mazzocchi, presidente dell’Editoriale Domus. “Dobbiamo stare nel cambiamento. Ci piaccia o meno”.
Il 2016 è un anno particolare per la Domus: c’è il compleanno della sua testata simbolo, Quattroruote, mentre arriva al fatidico numero ‘Mille’ il mensile Domus, la rivista da cui è partito tutto nel 1929, quando Gianni Mazzocchi, a soli 23 anni, rilevò la testata fondata l’anno prima da Gio Ponti. È anche un anno che si apre all’insegna di buoni conti per l’editore: nel 2015 la raccolta pubblicitaria ha segnato un +1,62%, per complessivi 26,5 milioni di euro, di cui 9,1 dal web, mentre il primo trimestre, grazie ai numeri speciali di Quattroruote e Domus, dà un preconsuntivo di raccolta del 35% in più sull’anno precedente. “Abbiamo fatto una bella fatica in questi anni”, dice Mazzocchi, “ma posso sentirmi soddisfatta e anche un po’ più serena, grazie al fatto che mia figlia Sofia è diventata amministratore delegato. Siamo alla terza generazione: buon segno”.

Prima – Dottoressa Mazzocchi, fate gli editori, in famiglia, da 87 anni, quando suo padre rilevò giovanissimo la proprietà di Domus. Siete una strana mosca bianca nel panorama italiano: l’unico, forse l’ultimo, editore ‘puro’ nei periodici con una tradizione lunga quasi un secolo. Buttiamo uno sguardo al passato e uno al futuro: com’è cambiato questo vostro mestiere?
Maria Giovanna Mazzocchi – È diventato più difficile e più complesso. Prima il medium era la carta e il lavoro principale dell’editore era individuare un filone, immaginare e costruire un prodotto con passione e serietà e raccogliere il risultato. Lo sbocco era garantito, o quasi. Il pubblico non aveva alternative. E, se le aveva, erano anch’esse di carta. Quindi, nel mondo dei periodici vinceva chi interpretava meglio, sullo stesso medium, un filone tematico, un interesse particolare. Oggi la carta è una rarità. Le edicole, ormai, sono un elemento di arredo urbano.

L’articolo  è sul mensile Prima Comunicazione n. 469 – Marzo 2016
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