04 marzo 2016 | 12:00

I Cdr dei giornali Rcs rispondono alla nota di Fca sul disimpegno dall’azionariato: il gruppo torinese tra i responsabili delle scelte disastrose

I Cdr dei giornali di Rcs MediaGroup in rivolta dopo i commenti che hanno accompagnato l’annuncio del disimpegno di Fca dall’assetto azionario del gruppo. Comun denominatore ai tre comunicati è l’indignazione e lo sdegno per i commenti della casa automobilistica di Torino, ritenuta tra le responsabili delle scelte industriali disastrose, dall’acquisto di Recoletos, alle vendite immobiliri, fino alla vendita di Rcs Libri, fatte e portate avanti da manager “targati Fiat”, come Antonello Perricone e Pietro Scott Jovane, e che hanno lasciato una società smembrata e impoverita. In conclusione poi la speranza che il piano industriale sia portato avanti con convinzione dal nuovo ad Cioli e che il prossimo assetto azionario sia disposto a credere ancora nel futuro dei giornali.

Ecco i testi dei tre comunicati, disponibili anche sui siti delle testate:

Il Cdr del Corriere della Sera

Non sono sempre i migliori quelli che se ne vanno. Il Comitato di redazione del Corriere della Sera esprime forte sconcerto e indignazione  per la nota con la quale Fca ha annunciato il disimpegno da RcsMediagroup. E’ paradossale il riferimento “al senso di responsabilità” sbandierato da Fca che si vanta  di aver “salvato in tre diverse occasioni” il gruppo Rcs assicurando “risorse finanziarie necessarie”.

La verità è un’altra.  E’ sotto gli occhi di tutti  come in questi anni, in cui il gruppo torinese è stato al primo posto tra i nostri azionisti con un ruolo decisivo nella scelta del management, la società editrice del Corriere della Sera sia stata progressivamente e pesantemente impoverita con scelte industriali disastrose. Come gli investimenti in Spagna, che ancora pesano in maniera decisiva sui conti del gruppo, e con un supporto finanziario del tutto inadeguato.

La società, invece di essere ricapitalizzata è stata spolpata con la dismissione degli immobili, compresa la sede storica di Via Solferino, e svuotata delle partecipazioni più rilevanti, come Rcs Libri. Tutte operazioni condotte dall’amministratore delegato Pietro Scott Jovane, uomo Fiat, accompagnate da una dolorosa e drastica riduzione del personale poligrafico, amministrativo e giornalistico, che sta tuttora sopportando i sacrifici dell’ennesimo piano di crisi aziendale. Finita la stagione dei dividendi, ora che lo sfascio finanziario è compiuto, e che il Corriere è lanciato in un progetto editoriale coraggioso e senza precedenti, basato unicamente sullo sforzo della redazione, la famiglia Agnelli saluta e se ne va a rafforzare il principale concorrente del Corriere della Sera. Bel modo di fare. Come se la squadra degli ingegneri di una scuderia di Formula1 alla vigilia della prima gara di campionato passasse con le idee e i progetti elaborati alla guida del team rivale. Guardiamo avanti. Indipendentemente dall’assetto azionario di Rcs, la redazione del  Corriere della Sera resta pronta a raccogliere le sfide del futuro nella consapevolezza del proprio ruolo di leader nel mercato dell’informazione.

Il Cdr della Gazzetta dello Sport

Signori si nasce, diceva il grande Totò. Ma nella vicenda che ha portato Fca ad annunciare il disimpegno da Rcs Mediagroup, c’è poco da ridere. Semmai c’è da piangere per come è stato smembrato e svilito un gruppo editoriale protagonista della storia italiana. Di comico c’è solo la nota diramata dagli eredi dell’avvocato Agnelli: rivendicano di aver salvato per tre volte Rcs dal fallimento. Noi ricordiamo altri “salvataggi”: come la polpetta avvelenata dell’acquisto della Fabbri gravata di debiti e ceduta dal gruppo torinese a Rcs per 300 miliardi di lire; oppure, per restare agli ultimi anni, la spericolata e insensata operazione Recoletos voluta da un a.d. (Antonello Perricone) diretta emanazione della Fiat, con l’acquisizione spagnola strapagata che ha provocato un buco di circa 600 milioni di euro, guarda caso la cifra da restituire alle banche. E ancora, con l’arrivo di Pietro Scott Jovane, altro a.d. fatto calare da Torino, l’azionista di maggioranza Fca ha dato il via libera alla cessione di Flammarion (case editrice francese), alla chiusura di numerose testate periodiche, alla svendita della sede storica di via Solferino, al sacrificio della Libri (che aveva salvato la Fabbri), ai continui tagli del personale.

Tutto questo per non mettere mano al portafoglio, dopo aver intascato anni e anni di dividendi milionari, per chiudere il buco creato da Recoletos. In compenso le nuove iniziative intraprese per rilanciare il gruppo sono state a dir poco miopi, con acquisizioni nel migliore dei casi inutili (tipo YouReporter o la creazione del sito delle scommesse sportive GazzaBet), mentre si è toccato il fondo con il lancio di Gazzetta Tv, poi chiusa dopo solo 10 mesi con un danno d’immagine devastante. Questi sono i fatti, purtroppo a bilancio. Il resto è una scelta: il maggiore azionista di Rcs Mediagroup completa l’opera di smantellamento scappando con un tempismo perfetto, nell’anno in cui il Corriere della Sera spegne 140 candeline e la Gazzetta dello Sport 120. Non solo, decide di andare a rinforzare il polo editoriale concorrente. Eh sì, aveva ragione Totò: signori si nasce, non lo si diventa per diritto ereditario.

Guardiamo avanti: il Comitato di redazione della Gazzetta dello Sport invita gli azionisti di Rcs a restituire orgoglio a un gruppo che non merita schiaffi simili. Auspica che l’ingegnere Cioli porti avanti con convinzione un piano di ristrutturazione serio e credibile, mettendo al centro del progetto chi ancora dà utili all’azienda. Il sistema Gazzetta anche in queste stagioni di crisi ha chiuso i suoi bilanci sempre in positivo a differenza di divisioni infarcite di dirigenti che sono zavorra pagata a caro prezzo. Per questa ragione vigileremo con tutte le armi a nostra disposizione perché la Gazzetta e la sua storia non siano svendute per fare cassa: tra l’altro sono già iniziate le grandi manovre che porteranno presto a una divisione tra Gazzetta e Corriere. Autonomia, credibilità e autorevolezza sono tre principi cardine di questa redazione e direzione. E non sono per noi oggetto di trattativa .

Il Cdr Periodici di Rcs MediaGroup

La Fca si sfila da Rcs MediaGroup. Lasciando un debito-voragine con le banche provocato dalle scelte industriali scellerate degli amministratori delegati targati Fiat (premiati con buonuscite milionarie), come gli investimenti in Spagna (Recoletos) che pesano sui conti del gruppo. Lasciando una società impoverita, priva delle testate storiche della Periodici, sei chiuse e cinque cedute. Priva della Rcs Libri, svenduta alla Mondadori.
Noi giornalisti dei Periodici di Rcs MediaGroup, invece, siamo rimasti uniti. Dando un esempio di grande responsabilità con la recente votazione di una pesantissima cassa integrazione della durata di due anni che salva 38 posti di lavoro e 15 prepensionamenti.
Suscita sdegno e ilarità apprendere dal comunicato Fca che l’ex Fiat si attribuisce il merito di aver “salvato in tre diverse occasioni” il gruppo Rcs assicurando “risorse finanziarie necessarie”. In realtà siamo noi lavoratori, e in particolare i giornalisti dei Periodici di Rcs MediaGroup, quelli che continuano a mantenere in vita la “nostra” azienda, consentendole un nuovo, importante -e per molti versi ingiusto per l’entità del sacrificio economico- risparmio sul costo del lavoro che taglia drasticamente le nostre buste paga per i prossimi due anni. Ribadiamo: sono i giornalisti dei Periodici di Rcs MediaGroup ad aver dimostrato ancora una volta quel senso di responsabilità che adesso Fca paradossalmente si attribuisce. Ci auguriamo che il prossimo assetto azionario di Rcs MediaGroup creda nel futuro dei giornali.
Noi ci crediamo.