04 marzo 2016 | 18:15

Il tramonto della carta è irreversibile, dice Vita, presidente cds di Axel Springer e presidente di Unicredit. Dalla fusione Repubblica-Stampa nasce un gruppo sano con la possibilità di investire. Springer in Rcs? No, l’Italia è un mercato troppo piccolo

E’ una bellissima notizia. Beppe Vita, presidente del consiglio di sorveglianza di Axel Springer, il più grande editorie d’Europa, commenta così la notiza della fusione tra Repubblica e La Stampa. Intervistato oggi da Repubblica, Vita, che in passato ha guidato il colosso farmaceutico Schering, Hugo Boss, Deutsche Bank Italia ed è anche presidente di Unicredit, ha parlato della nascita di una azienda sana, più forte e soprattutto con la possibilità di investire nello sviluppo.

Dal suo punto di vista, in una prospettiva a lungo termine, la carta non ha futuro. “Il tramonto della carta stampata è malinconico, ma irreversibile. Può essere più o meno lento a seconda della nazione e della situazione particolare”, dice, definendo un “errore strategico irreparabile pensare che, mettendosi insieme, si possa fermare questo declino”. Non è pessimismo il suo, spiega, “ci sarà sempre più bisogno di giornalisti, di professionisti della notizia e sarà bellissimo per loro misurarsi con la velocità dei fatti e con il linguaggio della modernità”, rappresentata dai nuovi strumenti, dal web, allo smartphone, ai social. Ed è in questa ottica che non si può che salutare positivamente la decisione di “mettersi insieme” perchè faciliterà “questo processo di integrazione tra la carta e il digitale, e poi, a poco a poco, libererà e farà volare il digitale”.

Giuseppe Vita, presidente Unicredit (foto Olycom)

Alla domanda se il nuovo gruppo, che nel suo insieme conta 19 quotidiani, 3 radio, un settimanale, 5 mensili e un bimestrale con un totale di 1200 giornalisti, possa essere paragonato alla Springer, Vita risponde: “Non al gruppo Springer com’è. Forse al gruppo Springer com’era. Noi infatti abbiamo ormai solo due giornali di carta. Tutti gli altri li abbiamo venduti due anni fa per 950 milioni al Funke Mediengruppe”, riassumendo alcuni passaggi che hanno caratterizzato la gestione del gruppo tedesco negli ultimi anni e che lo hanno portato ad investire circa 2 miliardi nel mondo digitale a partire dal 2002. “Proprio come oggi il gruppo Espresso avevamo solo le versioni digitali dei prodotti di carta. Chi è nato con la carta tende a considerare contro natura investire solo nel digitale. Perciò abbiamo comprato e investito su prodotti già esistenti”, spiega.

Da ultimo un riferimento al futuro di Rcs. Secondo Vita l’uscita di Fca deve essere considerata un’opportunità, perchè “semplifica e chiarisce” la situazione all’interno del Cda. “Se gli azionisti non cogliessero quest’occasione per una ripartenza virtuosa sarebbe un peccato”, dice, negando eventuali interessi da parte di Axel Springer: “E’ un mercato troppo piccolo”. “La lingua italiana è bellissima, ma non è un affare”, dice consigliando invece di fare investimenti internazionali, sul digitale in inglese. E sulla presenza delle banche nel Cda dell’editore del Corriere, dice: “Non mi piace affatto. Il nostro core business è prestare denaro non stampare giornali. Ma se i giornali non restituiscono il debito e ci danno azioni, la colpa non è certo nostra” .