05 marzo 2016 | 12:43

Nuovo colpo alla stampa di opposizione turca. In amministrazione controllata il giornale anti-Erdogan Zaman, accusato di legami con il magnate Gulen

L’ultimo colpo alla stampa di opposizione in Turchia arriva contro Zaman, il quotidiano più diffuso del Paese. Come già accaduto ad altri media nei mesi scorsi, un tribunale di Istanbul il 4 marzo ha deciso di commissariare il gruppo editoriale Feza, che controlla il giornale e la sua edizione inglese, Today’s Zaman, oltre all’agenzia di stampa Cihan. L’accusa, come riporta l’agenzia Ansa, è di “propaganda terroristica” a favore del presunto “stato parallelo” creato dal magnate e imam Fethullah Gulen, ex alleato diventato nemico giurato del presidente Recep Tayyip Erdogan. Si ripropone quanto già successo per le tv e i giornali del gruppo Ipek, commissariati alla vigilia delle elezioni di novembre sempre per i legami con Gulen, con l’arrivo di amministratori nominati dal tribunale che dovrebbero prendere il controllo del gruppo di Zaman, nominando nuovi direttori che presumibilmente ne stravolgeranno la linea editoriale.

Recep Tayyip Erdogan (foto Olycom)

Recep Tayyip Erdogan (foto Olycom)

La decisione ha scatenato le proteste della stampa indipendente turca e dei partiti di opposizione. Reaziona anche da parte dei cittadini, che insieme ai giornalisti si sono radunati davanti alla sede del giornale, poi sgombrati dalla polizia che usando cannoni ad acqua e gas lacrimogeni ha fatto irruzione nella sede del giornale scortando all’interno i manager nominati dal tribunale. Abdulhamit Bilici, direttore del quotidiano ha parlato di “giorno nero per la democrazia”. “La polizia non ci ha fatto accedere alla nostra redazione. E’ dispotismo puro! Mi hanno preso per un braccio e strattonato….”, ha twittato Sevgi Akarcesme, direttora della versione online del quotidiano Today Zaman. “Il governo turco ha sequestrato una delle ultime voci critiche della Turchia… E’ la fine della democrazia”, ha commentato il giornalista Emre Soncan. “Un esercito di polizia dentro Zaman. Ci hanno cacciato”, ha twittato un altro giornalista.

Colosso da 650mila copie distribuite ogni giorno, la maggior parte attraverso abbonamenti, Zaman (Il Tempo) ha vissuto negli ultimi due anni un’inversione a U parallela al destino di Gulen, auto-esiliatosi negli Usa dal 1999. Se all’inizio del 2012 Erdogan e l’attuale premier Ahmet Davutoglu erano in prima fila alle celebrazioni per i suoi 25 anni, dopo la Tangentopoli turca del dicembre 2013 – orchestrata, secondo Erdogan, proprio da Gulen per rovesciarlo – tutto è cambiato. Zaman è diventata una delle maggiori voci di opposizione in Turchia e i suoi responsabili sono finiti sempre più nel mirino. Tra questi l’ex direttore Ekrem Dumanli è finito in carcere.

Unanime la condanna dell’estero con il Consiglio d’Europa che parla di “interferenza molto grave nella libertà dei media, che non dovrebbe avere luogo in una società democratica”, mentre il Committee to Protect Journalists si dice “allarmato” per il tentativo di “soffocare i residui di giornalismo critico in Turchia”, mentre Human Rights Watch denuncia una “censura scandalosa”.