09 marzo 2016 | 16:19

Il ministro Boschi: in corso in tutto l’Occidente un processo di aggregazione di vari gruppi editoriali irreversibile. Il governo seguirà la fusione tra ItEdi e Gruppo Espresso, ma non ha poteri di intervento diretto

“Il Governo non ha poteri di intervento diretto ma sicuramente seguirà con attenzione l’evolversi di questa possibile operazione di fusione”. A dirlo è stata Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme costituzionali, rispondendo a una interrogazione a risposta immediata alla Camera dell’onorevole Maurizio Lupi (Ap) a proposito della fusione tra Itedi, editore di ‘La Stampa’ e ‘Secolo XIX’, e il gruppo l’Espresso.

Maria Elena Boschi (foto Olycom)

Maria Elena Boschi (foto Olycom)

“E’ stata annunciata una operazione di fusione che dovrebbe avvenire nel giro di pochi mesi che porterebbe Itedi e il gruppo l’Espresso a creare un gruppo che raccoglierebbe 3 quotidiani nazionali, 17 quotidiani locali, 2 concessionarie pubblicitarie e diverse emittenti radiofoniche, quindi un gruppo editoriale che in qualche modo raccoglierebbe 5,8 milioni di lettori e 2,5 milioni di utenti unici del web, sicuramente un gruppo di grande rilevanza”, ha ricordato il ministro. La fusione, come riporta Ansa, ha aggiunto, sarà “sottoposta al vaglio delle autorità indipendenti, dell’Antitrust e dell’Agcom segnatamente. Ma sicuramente laddove non ci fossero profili di illegittimità dell’operazione, rientrerebbe nella libertà di iniziativa imprenditoriale e anche di informazione”.

“Peraltro non soltanto in Italia ma in tutto l’Occidente è in corso processo di aggregazione di vari gruppi editoriali che secondo vari osservatori è pressoché irreversibile, perché non è dovuta soltanto alla crisi economica, ma anche alla crisi del settore”, con l’introduzione anche delle nuove tecnologie.

“Il Governo è particolarmente attento al valore del pluralismo dell’informazione del nostro paese”, ha detto Boschi, richiamando anche la proposta di legge che modifica le risorse a sostegno dell’editoria recentemente approvata alla Camera, e che cerca “di costituire un fondo unico che in qualche modo possa individuare non soltanto dei contribuiti diretti, ma anche delle agevolazioni indirette che possano anche sostenere delle realtà imprenditoriali piccole e medie, delle cooperative di giornalisti, enti senza scopo di lucro. Quindi salvaguardare da un lato quelle realtà imprenditoriali e i livelli occupazionali, ma dall’altro anche soprattutto il valore del pluralismo dell’informazione, mantenere in vita anche voci autonome, opinioni indipendenti che periodici che talvolta anche locali, strettamente legati al territorio, hanno rappresentato e tutt’ora rappresentano il nostro paese”.