10 marzo 2016 | 15:36

Le reti a banda larga e ultralarga, fisse e mobili, sono assimilate alle opere pubbliche. Il presidente Asstel, Dina Ravera: mai più oneri e balzelli non dovuti

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto che assimila le reti tlc a opere di pubblica utilità, semplificando procedure e riducendo gli oneri di realizzazione. Secondo Dina Ravera, presidente Asstel, si tratta di una norma “attesa da tempo dagli operatori, per valorizzare gli investimenti e accelerare sull’infrastrutturazione digitale del Paese”.

Dina Ravera

Dina Ravera

“Un atto legislativo fondamentale – prosegue Ravera – che, assimilando in modo inequivocabile le infrastrutture di telecomunicazione a opere di urbanizzazione primaria riconosce finalmente il valore di pubblica utilità alle reti a banda larga e ultra larga, fisse e mobili”.

In questo modo, spiega il presidente Asstel, “l’infrastrutturazione digitale del Paese viene sottratta alla possibilità di essere gravata di oneri e balzelli locali non dovuti, mentre vengono semplificate sostanzialmente le procedure burocratiche per la sua realizzazione”.

Il decreto “era un provvedimento atteso da tempo dagli operatori di telecomunicazioni”, secondo Ravera, “necessario per valorizzare gli investimenti e accelerare i lavori di copertura del territorio italiano con le reti tlc di nuova generazione, in linea con gli obiettivi stabiliti dal Governo nella strategia sulla banda ultralarga”.

In particolare, il provvedimento (che è il decreto legislativo di attuazione della Direttiva 2014/61/UE recante misure volte a ridurre i costi dell’installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocita), riferisce l’Agi, stabilisce, una volta per tutte, che le infrastrutture di telecomunicazione, dai tralicci ai ripetitori, dalle stazioni radio base alle antenne, oltre alle opere per l’installazione della rete, non sono unità immobiliari e, come tali, non vanno iscritte in catasto e non soggiacciono alla fiscalità conseguente.

Inoltre, viene chiarito che per la rete fissa vale quanto previsto dal Codice delle comunicazioni elettroniche che consente di applicare soltanto Cosap/Tosap (rispettivamente canone e tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche). In questo modo sono stati risolti i dubbi interpretativi sulla corretta applicazione delle norme vigenti.

Dubbi che, conclude l’Agi, avevano generato comportamenti disomogenei da parte di diversi uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate e di enti locali, con il risultato di un forte aggravio dei costi per gli operatori di rete, anche in termini di aumento di contenzioso e rallentamento delle attività di installazione.